Economia sommersa

Gli ultimi 4 governi hanno usato l’ipotetica evasione per imporre tassazioni assurde agli italiani. Ecco come e perché

Oggi i media ci bombardano sull’evasione presunta italiana rilevata dall’ISTAT su dati 2015, senza però paragonare tali dati agli omologhi “partner” EU, ad esempio alla Germania. E se i tedeschi evadessero come o più degli Italiani? Possibile? Mi direte alla fine. Da molti mesi sto valutando come spiegare ai lettori che le stime sempre spaventose dell’evasione italiana usate per giustificare una pressione fiscale assurda in realtà sono più che mezze bugie, diciamo pure propaganda per far accettare agli italiani un qualcosa di inaccettabile: leggasi, un livello di tassazione anche oltre il 50%, includendo i contributi. Ripeto, inaccettabile, troppo elevato!

La difficoltà sta nello spiegare il metodo utilizzato per calcolare l’evasione fiscale ipotetica di un paese, metodo che è prettamente statistico: in soldoni, troppo difficile da spiegare ai profani. Tra l’altro, vi vedete gli intervistatori dell’economia sommersa andare a chiedere ad una prostituta quanto guadagna al giorno e a prestazione, o ad uno spacciatore quante dosi vende ed a che prezzo… Fortunatamente negli scorsi giorni ho trovato un modo alternativo molto valido per spiegare come dietro la caccia alle streghe mediatica dell’evasione presunta facilmente si nascondano gli interessi dei governanti a fare accettare una tassazione suicida ai cittadini, che poi è il motivo per cui le aziende se ne vanno dal Belpaese. L’EU sa benissimo a cosa io mi riferisca, ma come vi spiego da anni non è assolutamente interessata a che l’Italia ed i paesi periferici in genere possano uscire dalla crisi (…).

In breve, tornando a bomba, l’economia sommersa è quella che non paga tasse. Fu lo stesso Berlusconi a volerla introdurre in una proposta precedente al golpe del 2011. La ratio era semplice: visto che in Italia c’è una percentuale di evasione fiscale maggiore che nel resto d’EUropa il deficit di bilancio deve essere riferito sia all’economia ufficiale che a quella sommersa per il fine di calcolare il famoso rapporto deficit statale/PIL su cui incidono ii parametri di Maastricht che regolano l’austerità in sede EU. Il risultato fu, come da desiderata, che aumentando fittiziamente il PIL aggiungendoci il sommerso a parità di deficit si riduceva il rapporto deficit/PIL totale. Appunto, questo accadde. Oggi le valutazioni del rapporto deficit/PIL, dal 2014, ormai computano il (PIL ufficiale + il PIL illegale) [chiamiamolo “PIL totale], permettendo al governo di fare più deficit. Un dettaglio importante: oggi il rapporto debito/PIL totale è ufficialmente attorno al 133%.

Anche Bloomberg conferma indirettamente che NON vengono usati i dati ISTAT per valutare l’economia sommersa in sede EU

In realtà, escludendo il PIL sommerso, ossia tornando ai calcoli pre-2014, anche il rapporto deficit/PIL sarebbe attorno al 155%. Per intenderci, la Grecia dovette accettare la Troika quando il suo rapporto deficit/PIL ufficiale (senza il sommerso) superò la fatidica soglia del il 140%, nel 2011/2012 se ricordo bene…

Or dunque, resta il problema di valutare a quanto ammonti detto PIL sommerso: ripeto, più grande sarà il sommerso maggiore è la possibilità per il governo di fare deficit, troppo spesso dimenticandosi che alla fine ciò si traduce inevitabilmente in debito che comunque andrà prima o poi pagato. E senza considerare che è molto difficile valutare correttamente ed analiticamente l’economia sommersa.

Resta il fatto che, vis a vis con la Commissione EU che calcola gli sforamenti di bilancio (rapporti deficit/PIL e Debito/PIL), l’Italia ha avuto interesse ad aumentare al massimo l’economia sommersa usata nei calcoli di Eurostat, appunto per fare maggiore deficit. Con effetti aberranti. Ad esempio, quando sentiamo i governi affermare che la tassazione media italiana è circa del 43% in tale percentuale si considera il PIL totale ossia includendo il sommerso. In realtà il sommerso non paga tasse per cui il vero livello di tassazione italiano per chi paga le tasse è oggi attorno al 50% e non al 43% come invece qualcuno vorrebbe farci credere.

Ma il punto non è questo. Infatti il problema è che esistono delle valutazioni diverse tra Eurostat, ISTAT e valutatori indipendenti usati alla bisogna dalla politica e dal governo. Per darvi l’idea, nemmeno la Corte dei Conti usa i valori ISTAT ma quelli usati in sede EU, che sono quasi il doppio, circa il 21% nel 2014 (dunuque, la Corte dei Conti conferma che NON vengono usati i dati ISTAT per valutare l’economia sommersa in sede Europea):

Al 2014…

Limitiamo l’analisi a tre esempi: il valore di economia sommersa stimata usata da Eurostat per l’Italia è attorno al 20.6%, al 2015. Ossia pari ad un valore di circa 330 miliardi di euro.

L’ISTAT stima invece l’economia sommersa attorno a 12.6% (2015) pari a circa 207 mld di euro.

Valutazioni private usate spesso dai governi di sinistra o comunque filo EU che si sono avvicendati dal 2011, come Eurispes (a cui vertici compaiono membri o ex membri del PD o partiti affini) stima l’economia sommersa pari a addirittura il 33% pari a oltre 500 mld di euro (Rapporto Eurispes 2016, su dati 2015).

Prima di tutto, come è possibile che ci siano differenze così esorbitanti tra le valutazioni di uno stesso parametro da parte di tre istituzioni differenti? Chiaro, perchè è difficile valutarlo. Lasciando perdere la valutazione di Eurispes, di estrazione PD e sempre utilizzata dalle icone della sinistra per giustificare livelli di tassazione sempre maggiori oltre che assurdi – tacendo però la molto probabile inaccettabilità del metodo usato, come ben stigmatizzato da Il Foglio* –, siamo però tenuti a notare le enormi differenze anche tra Eurostat e Istat. Come mai succede questo?

Saranno corretti i dati di Eurispes? O sono stati elaborati “per fini politici”? Non siamo gli unici* a dubitarne…

Il motivo? Va semplicemente ricordato come i governi italiani siano interessati vis a vis con l’EUropa ad aumentare il più possibile l’economia sommersa, con lo scopo di fare più deficit, come spiegato prima. Da qui l’eccesso di evasione presunta nei dati Eurostat. Mentre i valori più veritieri di evasione, quelli ISTAT, sono molto più bassi.

Sapete quale è il problema? Che i valori ISTAT di evasione italiana sono molti simili a quelli dell’evasione tedesca…. Ossia, forse gli italiani non sono così evasori come vogliono farci credere con il solo fine di aumentare le tasse, che dite?

Chiaro, più tasse si fanno pagare agli italiani più a lungo dura l’EU; infatti è certo che se all’Italia dovesse essere imposto di fare crack per colpa dell’austerità EU, essa avrebbe tutti gli interessi ad uscire dall’Euro pur di evitarlo. Dunque, che si strangolino gli italiani di tasse per il tramite di politici cooptati dall’EUropa, con metodi che – come avete visto sopra – ritenere discutibili è poco. Stessa cosa vista ad Atene, dove per convincere i politici recalcitranti si passò anche per le minacce ossia rivelare la loro prensenza nella lista Lagarde opportunamente epurata dei complici politici locali messi poi a governare dalla Troika per imporre misure lacrime e sangue ai greci…

Vedasi anche: http://bruegel.org/2015/03/welcome-to-the-dark-side-gdp-revision-and-the-non-observed-economy/

In tale contesto, proviamo a valutare la differenza di tassazione persa dallo stato nei due casi, appunto ISTAT e Eurostat (ricordando che i dati Eurispes secondo molti presentano errori marchiani, tipo sbagliare il PIL italiano, stimato erroneaemente da Eurispes 100 mld di euro più basso di quello reale*). Nel caso del PIL sommerso ISTAT la perdita di gettito dello Stato, ipotizzando che ci sia una forte diffusione dell’evasione ovvero applicando una tassazione leggermente più bassa della massima aliquota marginale, ossia utilizzando il 40%, otteniamo che le tasse perse dallo Stato ammontano a circa 80 mld di euro. Nel caso dell’Eurostat, applicando la stessa aliquota marginale media, siamo invece attorno ad oltre 130 miliardi di gettito perso. Per Eurispes siamo invece a oltre 200 miliardi di euro di gettito perso.

Non siamo gli unici ad avere dei dubbi sui dati Eurispes 2016…

Come ben capite le differenze sono macroscopiche: 80, 130, 200 mld di euro. Un mare di differenza tra le varie valutazioni.

Fa specie che i rappresentanti del PD abbiano costantemente utilizzato nella loro retorica i valori di Eurispes, sui cui – e non sono solo – nutre anche chi scrive enormi dubbi (leggasi, Saviano).

Va però considerato che nel valutare il valore dell’economia sommersa di Eurostat, ossia il valore utilizzato dalla Commissione EU per calcolare lo sforamento nei parametri di deficit, ci sia stato un interesse dello stato a tenere il valore dell’economia sommersa il più alto possibile, per aumentare la possibilità di fare deficit. Da qui la differenza tra i valori Eurostat ed ISTAT.

Dunque, in generale, anche per la capacità di analisi del sistema italiano oltre che per quanto sopra spiegato, riteniamo che il valore ISTAT sia il più corretto.

Ma, attenzione: se andiamo invece a considerare nel computo dell’economia sommersa il valore delle tasse evase in Italia rispetto ad altri paesi molto virtuosi come ad esempio la Germania (paese che non ha né aveva bisogno di espandere ad arte la sua economia sommersa nei calcoli di Eurostat come invece ha dovuto fare l’Italia per evitare la Troika) cosa otteniamo?

E qui vengono fuori elementi davvero interessanti: il valore dell’economia sommersa italiana base ISTAT. Prima di tutto l’economia sommersa secondo ISTAT pari al 12,6% va a paragonarsi con un valore Eurostat per la Germania del 12.2% Ossia circa uguale. Se poi traduciamo tali valori in miliardi di euro di economia sommersa ricaviamo che quella tedesca (ca. 350+ mld di euro) è quasi il doppio di quella italiana (ca. 207 mld di euro)!

Resta da farci spiegare dai governanti italiani il perchè della differenza di circa il 60% tra valori di economia sommersa Eurostat (20.6%) rispetto a quella calcolata dall’ISTAT (12,6%). Per non parlare delle cifre esorbitanti di Eurispes, di cui però tendiamo a dubitare vista la chiara deriva politica dell’Istituto in questione (…), oltre ad aver evidenziato probabili errori nell’elaborazione*.

Spero il messaggio sia arrivato. E soprattutto la considerazione a latere: chi scrive teme infatti che i governi pro-EU pro-Europa e pro-austerità che si sono succeduti dal 2011 abbiano usato lo spauracchio di numeri di evasione tanto spaventosi quanto potenzialmente surreali (specialmente quelli di Eurispes) per giustificare un livello di tassazione italiana reale onestamente inaccettabile ossia prossimo al 50%, il più alto in Europa. [anche maggiore pr le imprese, vedasi immagine sopra]. E dimenticandosi di dire che l’evasione italiana percentuale è secondo le valutazioni correnti di ISTAT circa uguale a quella tedesca in percentuale, il 50% più bassa se viene espressa il miliardi di euro (ossia, i tedeschi evadono più miliardi di euro degli italiani usando il metodo sopra indicato). Concludo dicendo che probabilmente il modo migliore per fare crescita – che è quello che manca all’Italia – dovrà in futuro andare nella direzione opposta rispetto a quella imposta dall’Europa. Tradotto, ridurre le tasse in modo sostanziale con parallelo depotenziamento dell’atteggiamento minatorio dell’agenzia delle Entrate nei confronti delle attività che generano valore aggiunto, ossia le imprese, in quanto sta minando alla radice l’imprenditorialità italica (…).

La retorica del combattere l’evasione infatti non è giustificabile in presenza di un livello di tassazione troppo elevato come l’attuale, circa il 50% in generale o 64.8% per le imprese.Parallelamente va sempre ricordato che un paese senza alcuna evasione fiscale è più una chimera che un sogno, risultando per altro inefficiente anche solo pensare di tendere verso una società dove tutta la creazione di ricchezza è controllata fin all’ultimo euro, è semplicemente impossibile oltre che stupido.

MD
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*http://www.ilfoglio.it/economia/2016/01/30/news/leurispes-da-i-numeri-e-noi-dietro-92143/


Fonte: scenarieconomici.it
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