Sa Paradura

Tra i tanti riti, miti, usanze e leggende della Sardegna persi nella notte dei tempi, se ne trova uno che è giunto fino ai nostri giorni.

Si chiama “Sa Paradura” ed è nata nel mondo agropastorale, che per secoli, se non millenni, ha rappresentato l’unica fonte di sostentamento di quest’isola.

L’etimologia del termine “Paradura” si fa risalire al verbo “Parare” che significa formare, creare, ma anche porre rimedio, riparare.

La Sardegna è famosa per la sua lingua, il sardo, con una radice unica ma connotazioni diverse tra le varie zone dell’isola. Infatti possiamo affermare che esistono più tipologie di “sardo” e di conseguenza diversi termini per esprimere lo stesso concetto.

Anche “sa Paradura” non sfugge alla regola e pertanto  è conosciuta anche con altre accezioni tra cui: “Ponedura”, dal verbo “Ponnere” che significa mettere (in questo specifico caso “mettere a disposizione”); ma anche “Su Rimediu”, il rimedio; oppure “S’Atzudu”, l’aiuto.

In ogni caso descrive un atto di amicizia e solidarietà.

Il rito de Sa Paradura consiste in una sorta di cessione per beneficenza di un bene.

Esprime la solidarietà dell’uomo nei confronti di un suo simile che affronta una difficoltà o una situazione tragica.

Questo “sistema” di mutuo-aiuto, di mutuo-soccorso, consiste nella cessione, da parte dei vari pastori e allevatori, di un capo di bestiame che serve a ricomporre il gregge o la mandria di un collega sfortunato a cui un incendio o un altro tipo di sventura, ma anche semplicemente l’azione dell’abigeatario di turno l’ha privato.

Per un pastore, che basa la propria sussistenza sull’attività di allevamento e del relativo indotto, imbattersi in una tragedia di questa natura, ossia la perdita dell’intero gregge, significa la fine. Significava perdere l’unico mezzo per continuare a vivere,perdere lo strumento necessario alla sua attività.

Pertanto, con un meccanismo automatico e disinteressato, gli altri pastori donano un capo del proprio gregge a formare un nuovo gregge che viene messo a disposizione del loro sfortunato collega in modo che possa continuare a vivere.

Principalmente veniva e viene usata per raccogliere bestiame, ma anche beni di prima necessità come foraggio, mangime o altro.

Poteva anche capitare che anche persone nemiche mettessero da parte i dissapori per partecipare alla raccolta, consapevoli che nella sventura siamo tutti uguali e che a tutti potesse capitare di trovarsi in rovina.

La vita di campagna, soprattutto in zone montuose e impervie, era dura e difficile e questo “rito” chiamato “Sa Paradura” costituiva, e costituisce, una sorta di assicurazione ,di prevenzione.

Sa Paradura quindi è un’usanza che è rimasta a far parte di quelle regole non scritte che compongono il codice di comportamento dei sardi.

Nei secoli è sempre stata utilizzato e mai dimenticato e soprattutto negli ultimi anni, a causa di sempre nuove difficoltà che colpiscono il settore agropastorale (pignoramenti, malattie del bestiame di dubbia provenienza, incendi, furti, mancato accesso al credito) ha ripreso piede.

E’ tornata prepotentemente alla ribalta nel 2009, immediatamente dopo il tragico terremoto de L’Aquila. Alcuni volontari sardi, constatata la distruzione e la situazione disperata, valutarono cosa fosse meglio fare per alleggerire le pene dei pastori terremotati che avevano perso tutto e rispolverarono Sa Paradura. Grazie al tam-tam nato sul web, i pastori ed allevatori sardi residenti nell’Isola, ma anche quelli che possiedono aziende nella penisola, si attivarono e raccolsero circa 3000 pecore che vennero distribuite tra i vari allevatori delle zone colpite dal sisma.

In tempi recenti, il terremoto del centro italia che ha colpito soprattutto l’Umbria ha falcidiato greggi e aziende agricole, oltre che, naturalmente comunità e animi.

I pastori sardi, spinti da solidarietà e umanità,  hanno riattivato la raccolta.

Anche in questo caso l’idea è nata dopo che i volontari sardi, alcuni dei quali pastori, recatisi a Cascia e Norcia per aiutare i residenti, hanno potuto constatare la gravità della situazione, aggravata anche dalle copiose nevicate.

Il primo a muoversi è stato Gigi Sanna, leader del gruppo musicale Istentales, molto attivo in cause sociali che si era attivato anche per Sa Paradura del sisma del 2009. Assieme alla Coldiretti Sardegna, all’Associazione Culturale Sarda Shardana, all’associazione di protezione civile Provit e tanti altri enti, ma anche singole persone e comitati spontanei, hanno raccolto 1000 pecore e foraggio da distribuire agli sfortunati allevatori dell’Umbria.

Proprio in questi giorni si son concluse le operazioni preliminari e si organizzano gli ultimi dettagli della spedizione.

Grazie alla Tirrenia che permetterà la traversata in mare gratuitamente, il prezioso carico salperà da Olbia la notte del 31 marzo e sarà accolto a Cascia la mattina del 1 aprile.

Quella che doveva essere una consegna di animali e foraggio si trasforma in una due giorni di festa: infatti l’1 e 2 aprile una delegazione di pastori sardi accompagnerà il carico e si unirà agli allevatori della Toscana, del Lazio e della stessa Umbria, che a loro volta hanno partecipato donando dei capi di bestiame. Per le vie del paese ci saranno le esibizioni dei Mamuthones, degustazioni e il concerto degli Istentales che canteranno insieme a Roberto Vecchioni anche il brano “A Mani Nude” composto dal gruppo sardo e dedicato a Cascia. Copie del CD del brano verranno distribuiti alla popolazione, mentre lo stesso CD abbinato a una bottiglia di Malvasia di Bosa dell’Azienda Silatteri è stato messo in vendita al prezzo di 20€ e il ricavato verrà interamente devoluto agli abitanti delle zone colpite dal terremoto.

Gli Istentales in concerto.

Sfilata dei Mamuthones

Chi fosse interessato a partecipare alla giornata o a contribuire in qualche modo o ad acquistare il CD o semplicemente avere informazioni può contattare l’Associazione Sarda Shardana (Sardi in Umbria) alla mail:  [email protected] o ai numeri: 334.7312743; 075-8010022.

L’1 e 2 aprile saranno quindi giorni di festa a Cascia, la festa della solidarietà.

Non faranno dimenticare il ricordo o i traumi lasciati dal sisma, ma allevieranno le pene e rallegreranno un ambiente duramente colpito.

Ma servono a ricordare che anche in un periodo buio come quello che stiamo vivendo, un’epoca costellata di egoismo e materialismo, è possibile trovare alternative.

Azioni come questa danno speranza, fanno capire che forse non tutto è perduto, che esistono ancora persone che hanno un cuore, che hanno un’anima e che si mettono a disposizione del prossimo.

Fanno venir voglia di essere partecipi,di mettersi in gioco e cambiare le cose.

Ma Sa Paradura è anche una lezione di vita: ci ricorda come si viveva in passato, bene e con poco, e valori come amicizia, solidarietà,reciprocità erano ben radicati.

Valori che sono stati soppiantati dal vivere materialista che impone di avere per essere, di schiacciare il prossimo per emergere, di ignorare le richieste d’aiuto e pensare solo a sé stessi.

SamBellamy


Per leggere altro torna in prima pagina

Print Friendly, PDF & Email

5 pensieri su “Sa Paradura

  1. GRANDI!!!

    Se conosci uno di questi uomini Sam’ fammi un favore, abbraccialo e digli grazie con il cuore da parte mia.

    Anzi guarda, se hai una PostePay ti invio 20 euro cosi partecipo all’iniziativa del vino. Non c’è bisogno che me la mandi, lo berrai tu per Pasqua alla mia salute, anche perchè se la mandi per posta, se la beve il primo furbo e non mi pare il caso.

    Fammi sapere…

    • Caro Dom,ti ringrazio per il pensiero….
      Non conosco direttamente nessuno dei promotori di questa iniziativa,anche se nel mio paese alcuni allevatori hanno partecipato donando pecore e foraggio.
      A ottobre del 2016 poi i giovani del mio paese e tutte le associazioni culturali si sono riunite per organizzare una 2 giorni di eventi chiamata appunto “Sa Paradura” dove sono stati raccolti fondi in denaro tramite sponsor,vendite, concerti,tornei,manifestazioni varie che sono stati inviati ai paesi colpiti dal terremoto.
      E la cosa che colpisce è la disponibilità delle persone a donare,nonostante la forte crisi che attanaglia il nostro territorio:ci sono pastori che hanno messo a disposizione un loro capo(per tradizione si dona il capo migliore o uno dei migliori),nonostante stiano vivendo alla giornata.
      Ti ringrazio anche per l’abbraccio,che arriverà comunque,così come quello di tutte le persone che sono state colpite positivamente da questa iniziativa. .
      Come scritto,Sa paradura esiste da sempre ed è un esempio di vivere comune,di reciprocità che è arrivata ai nostri giorni.
      Come sempre il passato ci regala esempi da seguire e da attualizzare.
      Esempi che il modo di vivere impostoci dal sistema cerca di occultare per cancellare qualsiasi manifestazione di umanità e spegnere qualsiasi scimtilla di amore e servizio.
      Se vuoi partecipare alla vendita del pacchetto CD/vino puoi contattare la mail dell’associazione Shardana o uno dei numeri indicati.

      SamBellamy

      • UWAR vuo9l dire mamma in lingua “Hausa” una lingua del Nord della Nigeria.

        Ma, non è quello che ho scritto, avevo scritto tutta una cosa diversa e attinente all’articolo.

        Ho scritto: oggi la televisione ha menzionato questo evento encomiabile la “Sa Paradura”, sia sulla RAI che sulla 7, e il TG5
        ecco il link: yourepeat.com/watch/?v=GilQjULeuYQ#!

        Non capisco perché mi ha pubblicato una cosa molto diversa che nemmeno avevo per la mente … cose strane da queste parti 😀

I commenti sono chiusi.