Realtà e Illusione – Viviamo in un Mondo Virtuale?

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“La realtà è una illusione molto persistente.”
A. Einstein

Fin dalla più remota antichità una frangia culturale trasversale – spaziante dalla fisica alla spiritualità, alla matematica, alla filosofia –  asserisce che la realtà in cui viviamo sarebbe solo un’illusione.
Teorie affascinanti ma non dimostrabili, che per lungo tempo hanno occupato nicchia nell’immaginario collettivo occidentale, fino al giorno in cui alcuni scienziati le hanno esaminate sotto una nuova luce, quella della fisica quantistica.

Secondo quanto asserito da alcune stupefacenti sperimentazioni – infatti – ciò che percepiamo come materiale, tangibilmente reale – comprese le nostre stesse persone – potrebbe essere il frutto illusorio della interazione della ‘coscienza’ con una infinita serie di impulsi lumino-elettrici-informatici i quali si manifesterebbero in un ambiente ignoto, forse neutro come il programma ‘struttura’ del film Matrix, o forse no. Un ambiente che – in ultima analisi – potrebbe esistere solo all’interno della coscienza, o coincidere con essa.

L’ILLUSIONE

Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero?, dice Morpheus nel cult movie Matrix. E se da un sogno così non dovessi più svegliarti? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà? E ancora: Che vuol dire reale? Se ti riferisci a ciò che percepiamo, che possiamo odorare, toccare e vedere, quel ‘reale’ sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.

Nello Zen c’è un koan particolare: se nella foresta un albero crolla e nessun essere vivente è presente, l’albero emette un suono quando sbatte a terra? La scienza classica risponderebbe di sì, ma il fisico quantistico risponderebbe di no. E’ no perché non è l’albero ad emettere un suono, ma il nostro sistema uditivo che traduce quell’evento in ‘suono’.

Allo stesso modo, se in una stanza buia si accende una lampadina e non c’è però nessuno, quella lampadina emette luce? La scienza classica direbbe di sì, ma il fisico quantistico osserverebbe che l’evento dipende dall’osservatore, e che la luce è una percezione del sistema nervoso, e non una proprietà intrinseca della lampadina.

Diverse teorie matematiche, fisiche, filosofiche, metafisiche non fanno che ammonire sulla illusorietà e parzialità delle percezioni sensoriali, in taluni casi portando alla luce frammenti di ciò che appare come una ristretta profondità di campo, ed un substrato deterministico celato dietro l’apparente caoticità del cosmo e dei suoi processi. Pensatori di ogni epoca hanno notato delle incongruenze nel ‘codice della realtà’, elementi che se considerati nel complesso alimentano qualche dubbio sulla reale essenza e ‘consistenza’ del mondo che ci circonda.

Diamo un’occhiata a qualcuna di queste visioni.

Informatica.
Nel 2003 il filosofo transumanista di Oxford Nick Bostrom avanzò l’ipotesi che il nostro universo sia una simulazione programmata al computer. Bostrom addusse elementi solo teorici a sostegno della sua ipotesi, tuttavia da qualche tempo un team di fisici tedeschi ha dichiarato di essersi messo alla ricerca della prova empirica di quanto ipotizzato da Bostrom; secondo costoro, infatti, per provare l’artificiosità della realtà sarebbe sufficiente individuare quella che definiscono ‘firma cosmologica.’

Secondo il fisico Silas Beane, che lavora con il proprio team presso l’Università di Bonn, per quanto potente e realistica, una simulazione cosmica deve comunque essere subordinata ad alcuni precisi vincoli strutturali. Una volta individuati tali vincoli, il gioco sarebbe fatto. Dunque, come starebbe procedendo il team di Beane? ‘Semplicemente’ programmando a propria volta una simulazione cosmica, e poi studiandola. Hanno creato una versione dell’universo in femto-scala (che è ancora più piccola della nano-scala). Per il momento lo studio è allo stadio iniziale, ed i ricercatori stanno concentrandosi nel ricreare modelli accurati di processi cosmologici con cui iniziare a farsi una idea dei vincoli strutturali insiti in tali simulazioni.

I Sims e Fiebag.
All’incirca 12 anni fa uscì il videogioco The Sims, che diventò il prodotto più venduto di tutti i tempi in ambito videoludico. Durante la promozione l’autore Will Wright descrisse il gioco come un ‘simulatore di vita.’ La simulazione era incentrata sul controllo dei Sim – persone virtuali viventi in una simulazione di vita quotidiana – che il giocatore guidava intervenendo nelle loro vicende come una sorta di deus ex machina, in modo tale da farle progredire nelle loro attività professionali e assicurare loro un’adeguata vita sociale.

Il videogioco simulava l’ambiente di vita all’interno di una comunità di omini virtuali, ambiente che rispecchiava quello di un qualsiasi individuo occidentale. Casa, ufficio, palestra, cinema, ecc. Il sim viveva la propria vita virtuale in modo pressoché autonomo grazie ad alcune routine che ne simulavano l’intelligenza (ricordate gli animaletti Tamagotchi?). Dunque, sebbene in forma grezza ed elementare, l’omino era in possesso di una parvenza di coscienza dei propri simili, della realtà e del tempo entro cui si svolgeva la propria esistenza virtuale, elementi apparentemente esterni alla sua persona, ma in realtà niente affatto distinti né separati in quanto espressioni, come l’omino, di una simulazione al computer, un unico insieme di righe di programmazione. Elementi che in ultima analisi potevano considerarsi una sola cosa, un Tutto Uno con l’omino virtuale.

Ciò premesso, cosa accadrebbe se un giorno i progressi in campo biotecnologico e informatico consentissero di allestire dei software progettati sulla falsariga del videogioco appena descritto, ma immensamente più avanzati dal punto di vista simulativo e della intelligenza artificiale? Semplicemente, succederebbe che il ‘giocatore-demiurgo’ vivente in un simile remoto futuro sarebbe in grado di creare immensi universi virtuali ambientati in un punto qualsiasi nel tempo e nello spazio (ad esempio il Sistema Solare nel XXI secolo d.C.) popolati da innumerevoli ‘omini’ dotati di sprazzi di autocoscienza, un ‘limitato’ apparato sensoriale ed una intelligenza artificiale abbastanza sviluppata da restituire la impressione di una reale intelligenza biologica.

Conclusioni alle quali è giunto il filosofo e fisico tedesco Johannes Fiebag, recentemente scomparso.

Fiebag era convinto che la realtà sia un’illusione e che ‘ciò che percepiamo con i nostri sensi sia solo una copia, una riproduzione della realtà.’ (…) Lo studioso ipotizzò che un giorno saremo in grado di creare degli esseri umani le cui impressioni e cognizioni saranno costruite integralmente ed artificialmente da noi. ‘Potremmo inserire nei corpi di queste cavie un dispositivo che impedisca di scoprirne la presenza; e poi assistere agli inutili sforzi che faranno per escogitare concetti filosofici e religiosi, e al loro fatale fallimento. Gli lasceremmo esercitare le scienze, ma solo entro i limiti che gli concederemmo. E talvolta ci divertiremmo a spuntare nel loro mondo: come figure senza rilievo, divinità (spettri, alieni, ecc. – n.d.r.) o come pietre inanimate posate ai margini della strada. Ci basterà indossare la nostra tuta a corpo intero, completa di sensori e fornita dei dati necessari, e premendo un paio di bottoni ci troveremo in mezzo alle nostre creature, nel mondo virtuale.’ E a questo punto Fiebag si domanda: “E se fosse il nostro, di mondo, una realtà virtuale?”

Fisica.
Nel 1982 un’equipe dell’Università di Parigi diretta dal fisico Alain Aspect condusse uno dei più importanti esperimenti scientifici del XX secolo. Sottoponendo a certe condizioni alcune particelle subatomiche come gli elettroni, scoprì la loro capacità di comunicare all’istante tra loro a prescindere dalla distanza che le separi, che si tratti di 10 metri o 10 miliardi di chilometri. Tale sbalorditivo risultato empirico implicherebbe la non esistenza delle dimensioni comunemente percepite sotto forma di ‘spazio’ e di ‘tempo.’ Ogni cosa avverrebbe nello stesso punto e nello stesso momento, e la comune percezione del passato e delle distanze sarebbe solo una illusione.

David Bohm, celebre fisico statunitense, sosteneva che la conclusione più logica che si poteva trarre dalle scoperte di Aspect fosse che la realtà oggettiva non esista. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l’Universo sia in effetti un fantasma, un immenso ologramma meravigliosamente dettagliato.

La meccanica quantistica ha sperimentato altre fattispecie che sollevano dubbi sulla natura oggettiva della realtà in cui viviamo. Una di esse è stata determinata mediante l’esperimento della doppia fenditura.

“L’esperimento della “doppia fenditura” (double slit) consiste nella proiezione di particelle quantistiche attraverso una barriera che contiene due piccole fessure al fine di misurare come vengono rilevate dopo esserne uscite. Il senso comune ci dice che quando le cose entrano da un lato sotto forma di particelle, dovrebbero mantenere quella forma viaggiando lungo tutto l’esperimento, uscendo poi alla fine in quanto tali. Eppure le prove dimostrano che tra il punto di partenza e quello d’arrivo alle particelle accada qualcosa di straordinario. Gli scienziati hanno scoperto che quando un elettrone passa attraverso la barriera con una sola apertura, si comporta esattamente secondo le attese: comincia e finisce il suo viaggio sotto forma di particella. Nel far questo, non presenta sorprese. Al contrario, quando vengono usate due aperture lo stesso elettrone fa qualcosa di apparentemente impossibile. Inizia il percorso come particella ma passa attraverso le fessure simultaneamente, sdoppiandosi, come solo un’onda di energia potrebbe fare.

La sola spiegazione possibile in questo caso è che la seconda apertura abbia in qualche modo costretto l’elettrone a viaggiare come se fosse un’onda, pur arrivando a destinazione nella stessa forma in cui è partito: in quanto particella. Per fare questo l’elettrone deve poter percepire l’esistenza della seconda apertura che è diventata disponibile. Qui entra in scena il ruolo della coscienza. Poiché si suppone che l’elettrone non sia dotato di discernimento, la sola altra fonte di quella consapevolezza sarebbe la persona che osserva l’esperimento.

Insomma, la cognizione che l’elettrone abbia due possibili strade da percorrere risiederebbe nella mente dell’osservatore, e sarebbe proprio la coscienza di chi osserva a determinare come viaggia l’elettrone.”

Un’altra possibile conclusione è che il comportamento dell’elettrone non sia provocato dalla coscienza dell’osservatore, ma da un’istruzione, una ‘riga di programmazione’ errata.

Dando invece per plausibile la prima conclusione, come definire ‘materiale’ una dimensione i cui processi su scala quantistica siano influenzabili dalla coscienza di chi li osservi? Cosa accadrebbe se qualcuno riuscisse a fare la stessa cosa su scala superiore? La ‘cultura’ come giudicherebbe un simile fenomeno? Sovrannaturale? Divino? Magico? Torneremo sull’argomento più avanti.

Il prof. Frank Wilczek, premio Nobel per la fisica del 2004, nel famoso saggio La Musica del Vuoto afferma che la materia ordinaria sia composta per il 90 per cento da particelle (quark e gluoni) del tutto prive di massa. In altri termini, secondo Wilczek ciò che percepiamo come solido, sarebbe per il 90% vuoto, immateriale, intangibile.

E allora perché avremmo la percezione della solidità? La risposta risiede nella domanda. Le nostre percezioni – infatti – non è affatto certo che raffigurino la realtà oggettiva. Esse sono impulsi, o dati, ‘scaricati’ nella nostra mente attraverso i recettori sensoriali (che percepiamo come i nostri occhi, la pelle, il naso, le orecchie, le papille gustative). Ricevuti i dati, la mente li elabora e converte in immagini, tatto, odori, suoni, sapori. In altri termini secondo tale ipotesi la ‘mente’ non si limiterebbe a ‘fotografare’ in senso oggettivo la realtà esterna, ma la ‘comporrebbe in diretta’ elaborando gli input intercettati attraverso i sensi. Ne consegue che gli input dai quali la mente trae la propria elaborazione – per quanto ci è dato di sapere – potrebbero non essere la proiezione di qualcosa di ‘reale’ – ma esistere solo sotto forma di ‘dati’ che acquisiscono vita e consistenza all’interno della mente.

Matematica.
Leonardo Fibonacci, matematico rinascimentale, compilò una serie numerica ricostruibile in base ad una semplice relazione: ogni numero della serie è dato dalla somma dei due che lo precedono.

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377…

La cosa più sorprendente è che la serie di Fibonacci sembra essere alla base di una gran mole di manifestazioni cosmologiche e biologiche reperibili in natura, ed in relazione alla Spirale Aurea. La ricorrenza dei numeri di Fibonacci era già nota nell’antichità e ad essa si fa spesso riferimento come rapporto aureo o divino, nel senso che nei millenni si radicò la convinzione che tali proporzioni esprimessero una regola universale o legge di natura. Gli antichi greci erano profondamente convinti della armonia geometrica dell’universo.

rettangolo-aureo

La ricorrenza in natura di tali ordinate sequenze numeriche e forme geometriche non fa che sollevare il sospetto che la realtà sia tutt’altro che disordinata come viene descritta dalla scienza ortodossa, che il fattore entropico sia solo un ulteriore aspetto della simulazione, e che la ‘dimensione’ che definiamo ‘realtà’ possa essere invece governata da leggi esatte, semplicemente troppo complesse per essere decodificate sulla scorta delle nostre attuali cognizioni. Sentore a volte suffragato da ciò che un osservatore sintonizzato su tale ordine di idee (o un paranoico ossessivo, a seconda dei punti di vista) potrebbe interpretare come routine pseudo-informatiche alla base del tessuto della realtà. Routine talvolta soggette a veri e propri ‘bug.’

Il déjà vu (‘già visto’), è il più diffuso ‘bug’ riscontrabile nella nostra esperienza sensoriale. Consiste nella sensazione di aver già vissuto nei minimi dettagli una situazione che si sta verificando. La spiegazione più accreditata secondo le ultime teorie scientifiche è che si tratti di un’anomalia della memoria.

Ascoltiamo però cosa ebbe a dire al riguardo il romanziere Philip K. Dick, nel 1977.


Canale YT Roberto De Angelis

Studiosi e fisici hanno avanzato una altra spiegazione del fenomeno ascrivendolo a una supposta non località dei nostri processi mnemonici e cognitivi.

Errori di Elaborazione.
Tempo fa pubblicammo un articolo di Giuseppe Cosco, sulle incredibili coincidenze che accomunerebbero le storie di due celebri presidenti statunitensi: e Lincoln e Kennedy.

In estrema sintesi:
– Lincoln fu eletto presidente nel 1860. Kennedy, esattamente 100 anni dopo, nel 1960.
– Lincoln fu ucciso di venerdì, alla presenza della moglie. Kennedy pure.
– Ad entrambi i presidenti spararono, e tutti e due furono colpiti da dietro e alla nuca.
– La moglie del presidente Lincoln perse un figlio mentre risiedeva alla Casa Bianca. Stessa cosa accadde alla moglie di Kennedy.
– Sia Lincoln che Kennedy avevano avuto 4 figli e al momento della loro uccisione solo 2 di essi erano vivi.
– Il vice di Lincoln si chiamava Johnson ed era nato nel 1808. Il vice di Kennedy si chiamava Johnson ed era nato nel 1908.
– L’assassino (presunto) di Lincoln era nato nel 1839. Quello (presunto) di Kennedy nel 1939.
– Al momento dello attentato Lincoln e Kennedy si trovavano assieme, oltre che alle proprie mogli, ad una coppia di amici. Le donne rimasero illese, gli uomini furono feriti.
– Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy e la segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln.

Queste sono solo alcune delle coincidenze descritte nell’articolo.

Ciò detto, è pensabile che tale sterminata serie di corrispondenze sia solo frutto del ‘caso’? La prima possibile spiegazione, quella che meglio soddisfarebbe il principio del rasoio di Ockam, è che i dati citati siano semplicemente falsi. Cosco tuttavia era un ricercatore molto rigoroso, e difficilmente avrebbe pubblicato un pezzo senza verificare attentamente i dati. Dunque, accantonata con il beneficio d’inventario la spiegazione più semplice, quale spiegazione potrebbe occupare la seconda posizione in un’ideale scala della semplicità? Il caso? Chi mastichi un minimo di statistica sa quanto infinitesimali siano le probabilità che si incrocino tali e tante variabili. La reincarnazione? Sarà, ma questa storia dà più l’idea di un problema di elaborazione dati, che di debito karmico. Dati mischiati (accidentalmente, o forse no) nell’atto di una elaborazione.

Nell’ambito delle pseudo-routine intuibili sotto il tessuto apparentemente casualistico della realtà, ha fatto discutere il lavoro della psicologa francese Anne Ancelin Schützenberger, ex professoressa presso l’Università di Nizza, e ideatrice della teoria della Sindrome degli Antenati. Dopo una lunga e complessa ricerca durata anni la studiosa ha analizzato e schedato numerosi casi di storia familiare in cui alcune situazioni anomale, di norma molto rare, tendevano a ripresentarsi nel tempo, generazione dopo generazione, sempre nelle stesse famiglie. Tali ‘routine’ fatte di date, eventi, situazioni, destini tendenti a ripresentarsi nella stessa forma, con le stesse conseguenze, anche a generazioni alterne, potrebbero essere presenti – in forma più o meno evidente – in ogni contesto famigliare.

Fortuna, Sfortuna, Magia, Miracoli.

La razionalità è solo una vernice superficiale. Se grattiamo quella superficie, sotto troviamo uno stregone.
Carlos Castaneda

Benché nella modernità vada tanto di moda affermare che Fortuna e Sfortuna non esistano, e che in realtà siano le persone che con le azioni e gli atteggiamenti costruirebbero le loro fortune e sfortune (in parte sarà vero, per quanto il ‘caso’ sia una brutta bestia), questi due concetti sono antichi come il mondo, e furono codificati per indicare una successione di eventi favorevoli o sfavorevoli, ricorrenti, che si verificano in modo del tutto anomalo, cioè infrangendo palesemente le leggi della casualità e delle probabilità. Motti come ‘nato con la camicia’ oppure ‘i guai non vengono mai soli’ sono soltanto il frutto della fantasia popolare o esprimono fattispecie reali, quindi incompatibili con la casualità che dovrebbe governare ogni aspetto della realtà? Abbastanza ricorrenti da meritare la coniazione di appositi motti?

Anche astrologia, ritualismo e feticismo scaramantico sono ormai formalmente considerati credenze per ingenui, eppure in realtà essi hanno ispirato le azioni degli uomini fin dalla notte dei tempi, e in molti casi, anche in ambienti insospettabili, ancora oggi continuano a farlo. E’ possibile che simili pratiche siano qualcosa di più di una semplice tendenza culturale scaturita dalla necessità umana di credere in qualcosa di trascendente?

Scaramanzia, superstizione, credenza, non sono concetti assoluti, ma relativi al grado di positivismo scientifico espresso da una cultura. Tuttavia, una cosa è la definizione culturale di un fenomeno, altra cosa è il fenomeno in se. Chiunque sia nato in una società in cui si faccia utilizzo degli accendini e conosca i processi fisici che fanno funzionare un accendino, lo considererà un normale strumento per fumatori. Ma chi non abbia idea delle nozioni di cui sopra, e non ne abbia mai visto uno, lo scambierà per un oggetto magico. Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia, asseriva giustamente lo scrittore Arthur C. Clarke. 

Magia. Termine che indica una serie di pratiche che per riflesso, anche grazie ai numerosi mistificatori di cui la società brulica, siamo indotti a catalogare in automatico nel novero delle truffe e invenzioni letterarie. Ma è sicuramente così? Si tratta di una invenzione letteraria, oppure dietro la banalizzazione di questo concetto potrebbe celarsi altro? Un proverbio recita che se vuoi nascondere un albero, devi farlo in un bosco. Dopotutto il termine ‘magia’ non fa che definire una azione il cui funzionamento ed effetti risultino inspiegabili in termini convenzionali. Come i ‘miracoli’ ed i molti altri fenomeni etichettati come inesistenti dalla cultura scientifica, in quanto non soddisfacenti il criterio della riproducibilità.

Anche in questo caso però, va detto che la ‘inspiegabilità’ di un fenomeno non è un attributo assoluto, ma relativo al grado di sapienza dell’osservatore. Quanto alla riproducibilità, essa è un criterio valido solo per chi sia mosso da una mentalità votata all’ordine, al controllo ed al profitto, ma anche essa in definitiva non è che una costruzione culturale fondata sul principio restrittivo secondo cui qualsiasi fenomeno non sia ripetibile a piacimento da un signore in camice bianco, sia inesistente.

I fenomeni ‘paranormali’ assumono nuovo senso se visti alla luce della loro manifestazione in un ipotetico universo virtuale fatto di ‘istruzioni’ pseudo-informatiche in qualche modo ‘hackerabili’ dall’interno mediante apposite nozioni e/o in presenza di determinate condizioni cabalistiche. Ricordate che in ultima analisi stiamo parlando di ciò che potrebbe essere un ambiente virtuale. E’ pensabile che la società umana sia venuta in possesso di una serie di ‘trucchi’ tramite cui sia possibile hackerare la simulazione? Se esistessero realmente, simili nozioni porterebbero in cima al mondo chiunque ne sia in possesso, specie se riuscisse ad appropriarsene in esclusiva, cancellandone la memoria ed eliminando le culture che ne siano detentrici. Non è forse vero che al vertice di ogni casta occulta che si rispetti vi sia un insieme di ‘misteri’? 

Biologia e Creazionismo.
Secondo la teoria dell’evoluzione di Darwin ognuna delle specie popolanti il pianeta sarebbe il risultato dell’evoluzione di altre specie esistenti nel passato remoto. Tuttavia sempre più spesso tale visione è fatta oggetto di contestazioni da parte dei biologi creazionisti.

I fossili finora portati alla luce appartengono infatti in larghissima parte ad organismi biologici completi, e nella documentazione fossile non vi è traccia delle miriadi di specie ‘intermedie’ che avrebbero dovuto congiungere le specie preesistenti con le rispettive espressioni evolute. Tutto ciò è strano, dal momento che logica vorrebbe che il pianeta sia disseminato di fossili ibridi, cioè espressioni transitorie delle specie esistenti sul pianeta.

vignetta evoluzionismo

Altro elemento strano è il fatto che ancora oggi sia quotidianamente identificato un numero enorme di nuove specie. “Sono quasi 20.000 le nuove specie individuate dagli scienziati nel corso del 2009, l’ultimo anno per cui si dispone di dati completi. La metà di queste sono insetti, a seguire troviamo le piante e gli aracnidi (ragni, acari, etc.), solo 41 i mammiferi e 7 gli uccelli. Vanno ad aggiungersi ai circa 2 milioni di specie.” (fonte: Torino Scienza)

Ora, nonostante la complessità dei regni zoologico e botanico e la grande estensione del pianeta, 20.000 nuove specie individuate in un solo anno, 55 nuove specie al giorno, a ben 2.300 anni da quando Aristotele compilò il primo studio di zoologia, a 154 dalla pubblicazione di L’Origine della Specie di Darwin, e ad un ventennio dall’avvento del digitale, sembrano un po’ eccessive.

Benché parziali, gli elementi illustrati sono compatibili con la teoria di un universo in cui le specie viventi appaiano dal nulla e nella loro espressione completa ed evoluta, in quanto generate ex-nihilo da un agente ignoto.

Filosofia.
Platone faceva la distinzione tra mondo vero (delle idee) e mondo apparente (il mondo in cui viviamo). Nel suo mito della caverna descrive la differenza tra ciò che l’uomo percepisce, e ciò che è reale.

Anche Parmenide, nel Poema sulla Natura sostiene la teoria della illusorietà del mondo percepito dai sensi.

Secondo Cartesio è necessario dubitare di tutto: dei sensi ingannevoli, della esistenza del mondo esterno e perfino degli assiomi della scienza. Chi mi assicura che ciò che vedo esista, oltre che nella mia testa come idea, anche nella realtà? Così come i sensi mi ingannano quando il remo immerso in acqua mi appare spezzato per un inganno ottico, chi mi dice che essi non mi dicano mai la verità?

(…)

E se fossi stato creato da un genio maligno, il quale impiega tutta la sua onnipotenza per farsi beffe di me, la realtà che mi circonda potrebbe benissimo non esistere fuori dalla mia testa: si potrebbe solo trattare di una sfilza di immagini virtuali inviate al mio cervello dal genio maligno.

Giordano Bruno, filosofo, scrittore e frate domenicano del XIV secolo, sosteneva che: ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

John Dee, matematico, filosofo e alchimista inglese del XV secolo era convinto che alla base della realtà vi fossero i numeri; che la chiave della conoscenza risiedesse in essi, e che la creazione divina fosse basata sulla matematica.

Schopenhauer distingueva tra fenomeno e noumeno. Il primo è la rappresentazione, la realtà come la percepiamo, un’illusione che nasconde la verità. Il noumeno è invece la verità celata oltre il fenomeno. L’espressione Velo di Maya, che mutuò dall’induismo nel suo Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, indica diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e cultura induista e ripresi anche da filosofi moderni. Questo ‘velo’ di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza / percezione della realtà, impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara, ovverosia il continuo ciclo delle morti e delle rinascite.

Esoterismo e Spiritualità

Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito è quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza.
A. Einstein

Gnosticismo
Secondo il mito gnostico, il mondo che percepiamo come reale (Cosmo) è il prodotto imperfetto di un demiurgo, un ‘dio minore’, non il ‘vero Creatore.’ Il Cosmo è una sorta di prigione dei sensi in cui il demiurgo segrega alcune emanazioni divine, le anime, sotto forma di creature individualizzate, inconsapevoli e imprigionate in un grande inganno. Obiettivo dello gnostico è – per l’appunto – riuscire a ‘evadere’ dall’illusione per far ritorno al Pleroma, la vera realtà celata dietro la ‘dimensione’ creata dal Demiurgo. Chiare le analogie il concetto di ‘nous’ platonico, cioè l’anima imprigionata dal corpo fisico.

Buddismo ed Induismo.
Secondo il Buddismo e l’Induismo l’umanità è prigioniera di una realtà illusoria fatta di innumerevoli nascite ed esistenze – il Samsara – tenuta in vita dall’illusione dell’individualità, dei sensi e dei desideri umani. Fino a quando l’uomo non acquisisce la consapevolezza che la dualità sia solo un inganno, il principale inganno del Samsara, e che in verità Tutto è Uno, imparando a riconoscere la falsità di ciò che percepisce come reale, l’uomo è destinato a restare prigioniero dell’illusione, vita dopo vita. Tale dottrina non contempla la coesistenza di una realtà ‘vera’, parallela alla realtà ‘illusoria’, ma solo quella dell’illusione, anch’essa in ultima analisi facente parte della unità universale. Dunque non esiste dentro e fuori, né vi è qualcosa da vedere sbirciando oltre il ‘velo di maya.’ Esiste unità, e la presa di coscienza che cancella l’illusione della separazione, consentendoci di de-individualizzarci e tornare a fonderci con il Tutto.

Cabala Moderna.
La Cabala ermetica moderna si basa sulla numerologia e la convinzione secondo cui le leggi della matematica governerebbero la struttura della realtà percepita, oltre che fornire un’esatta interpretazione delle rivelazioni contenute nei testi sacri. Tra le altre caratteristiche, la Cabala annovera “un sistema per procedere dal noto all’ignoto mediante principi simili a quelli della matematica.”

Dreamtime.
Secondo la cultura aborigena australiana, l’umanità vivrebbe in un sogno, il Dreaming, e attraverso il sonno sarebbe in grado di accedere al Dreamtime, cioè la realtà assoluta posta al di fuori della realtà sognata – percepita.

OLTRE L’ILLUSIONE

In questo post ho descritto sommariamente alcune delle tesi secondo cui la realtà che ci circonda sia in realtà illusoria, una sorta di simulazione dai connotati immanenti e pseudo-informatici. A questo punto è lecito domandarsi cosa potrebbe celarsi dietro questa ipotetica illusione.

Dio, è la risposta più ovvia. Ma con qualche distinzione.

Transumanesimo.
Se la si osserva da un punto di vista strettamente materialistico, transumanistico, dietro la illusione potrebbe non esserci immediatamente il Creatore Assoluto, ma un demiurgo, il creatore della nostra dimensione virtuale … e così via … per chissà quante volte. La nostra realtà potrebbe trovarsi in cima ad una successione di universi artificiali, una interminabile sfilza di scatole cinesi fatta di universi virtuali in cui sono stati creati universi virtuali in cui sono stati creati universi virtuali, in cui …

La visione transumanistica dona quindi inedita concretezza alle dottrine ‘luciferine’ secondo cui l’uomo possegga in se delle potenzialità divine. In questa ottica l’uomo può attribuirsi facoltà divine, se per divinità si intenda la capacità di modificare la realtà simulata di cui farebbe parte, e la capacità di creare a propria volta una simulazione cosmica che i relativi abitatori percepiscano come ‘reale.’ Avrebbe facoltà pseudo-divine, ma non sarebbe Dio. Sarebbe il dio di un’illusione, un demiurgo. Il problema dei materialisti è che non possono risalire di causa in causa all’infinito. Presto o tardi la loro logica va ad infrangersi contro il Mistero.

Filosofia ed Esoterismo.
Pitagora lo definì l’Arché; Parmenide l’Essere; per Eraclito era il Logos; Natura, secondo Spinoza. Platone lo considerava un punto di partenza; Hegel un punto d’arrivo. Oggi si tende a definirlo l’Uno, la Coscienza, l’Infinito Creatore.

Secondo l’ideologia transumanistica – ispirata al pensiero eudemonistico – l’unità è un obiettivo da perseguirsi materialmente, politicamente, socialmente, intellettualmente, tramite un massiccio ricorso alla tecnologia e alla manipolazione biologica, sensoriale e culturale dei singoli individui, che conduca ad una ‘Singolarità’, cioè alla nascita di un golem, una creatura composta da una molteplicità di non-individui che pensino e agiscano come se fossero una cosa sola. La cosiddetta ‘mentalità da alveare’.

A differenza del transumanesimo, l’esoterismo non persegue obiettivi collettivi e materiali, ma spirituali ed individuali, tesi a raggiungere la liberazione dalla illusione. Come abbiamo visto, molte filosofie e dottrine esoteriche insegnano che il fine ultimo di questa ipotetica esperienza ‘virtuale’ sia il Risveglio Alla Unità, delle singole anime, indotte a dimenticare la loro appartenenza ad un Tutto.

Ciò detto, se l’artefice della ipotetica realtà virtuale fosse la Coscienza Assoluta, che tipo di esigenza potrebbe soddisfare l’illusione?

La Coscienza Assoluta è per definizione onnicomprensiva ed eterna, comprende cioè ogni cosa e non ha un inizio né una fine. Dunque essa comprende ogni condizione eccetto una: quella della Finitezza, della Morte.

Il Fine Ultimo dell’Illusione.
Dunque lo scopo dell’illusione potrebbe essere quello di consentire alla Coscienza Assoluta di sperimentare l’esperienza della fine, ‘inviando’ inconsapevoli porzioni di se all’interno di una simulazione in cui abbiano senso i concetti di inizio e di fine; di esistenza a termine da sperimentarsi in ogni possibile variazione.

Che effetto fa pensare che il fine ultimo della creazione, nell’ottica di una ipotetica Coscienza Creatrice Assoluta, potrebbe essere sperimentare la esperienza della morte? Deprimente? Catartico?

Di conseguenza il fine ultimo perseguito dalle porzioni di Assoluto ‘inviate’ nella illusione sotto forma di anime ignare individualizzate, potrebbe essere quello di accorgersi di essere ‘vittime’ di questo gioco ed evadere dalla illusione.

CONCLUDENDO.

Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa, e perciò continua a volare.
I. Sikorsky

L’ipotesi di un universo virtuale è molto suggestiva, e suscita molte riflessioni. Una di esse secondo me attiene la rivalutazione del concetto di magia. In un universo fatto di energia amorfa / istruzioni pseudo-informatiche, di potenzialità che attendono di prendere forma in un magma di possibilità virtualmente infinite, chiunque sia capace di concepire una idea per poi tradurla in qualcosa di oggettivo, cioè percepibile dalla coscienza altrui, sarebbe una sorta di mago – o per usare un lessico più attuale, un hacker della matrix – perché con il suo atto creativo modificherebbe di fatto – seppur in minima parte – le ‘istruzioni di default’ che la coscienza decodifica e trasforma in realtà percepita. In quest’ottica, il più grande errore della umanità potrebbe essere stato l’avere lasciato che le proprie reali facoltà creative fossero imbrigliate da tutta una serie di limitazioni e codificazioni psicologiche e culturali.

—-

Sogno di stare nel mondo che vedo,
quello che vedo è la sola realtà
e io ne son parte, anche se non ci credo
Ma presto tardi, nessuno sa quando
la vera vita si rivelerà,
spento l’incanto col telecomando.

Versi di Espem Plomma, del blog Affiorandofrano


Fonte: anticorpi.info
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5 pensieri su “Realtà e Illusione – Viviamo in un Mondo Virtuale?

  1. Bellissimo articolo da leggere più volte perché contiene tantissimi spunti interessanti.

    Su quanto sostiene la fisica quantistica relativamente al suono: “se nella foresta un albero crolla e nessun essere vivente è presente, l’albero emette un suono quando sbatte a terra? La scienza classica risponderebbe di sì, ma il fisico quantistico risponderebbe di no. E’ no perché non è l’albero ad emettere un suono, ma il nostro sistema uditivo che traduce quell’evento in ‘suono’.”
    Non mi quadra tanto questo discorso, forse potrà essere contestato quanto penso, ma se mettiamo un registratore in una foresta e cade un albero, il registratore sicuramente registra un rumore, che l’uomo poi attribuirà alla caduta di un albero, o no?

    Colpo l’occasione per segnalare un evento che interessa i blogger, si svolge a Roma il 19 Interverranno bloggers famosi, politici, giuristi, economisti, accademici e giornalisti.

    La prima riunione pubblica della WAC (Web Activist Community) si terrà alle ore 11 del 19 aprile 2017, presso Palazzo Faletti, in via Panisperna 207 a Roma.

    http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127669&typeb=0&gli-attivisti-del-web-si-organizzano-appuntamento-con-wac

    • Da profano potrei argomentare, rispetto alla presunta vibrazione acustica registrata, che anch’essa sia una nostra univoca percezione o meglio interpretazione della vibrazione stessa nel corso dell’atto provocata. Si tratterebbe, in tal modo, di una percezione frequenziale ossia la percezione di una modulazione di frequenza particolare espressa dall’atto stesso del cadere dell’albero… o No?

  2. E poi sempre sulla fisica quantistica, non se se hanno cambiato parere, ma tempo fa avevo letto/visto un video che una studentessa chiedeva al professore “Ma come può essere che quell’albero in giardino non esista se io lo vedo?” E il professore rispondeva “lo vedi perché sai che esiste” e allora mi sono ricordata di una bellissima esperienza in un bosco dove ci facevano camminare bendati e una persona tra un po centrava in pieno un albero che avrebbe dovuto sapere che esiste.

    Che poi l’albero sia un concentrato di vibrazioni è un altro discorso, quella fisica quantistica li che per la quale le cose esistono solo nella nostra mente proprio non la sopporto, possiamo vedere le cose in modo diverso questo sì, come spiegava Gustavo Roll.

  3. Credo che la risposta sia semplice: Ogni mondo, universo e vita è reale per chi vive in quella densità a cui è destinato, sia la nostra sia le superiori. Ogni coscienza è sintonizzata nel mondo in cui fa esperienza. La realtà non possiamo comprederla fino a che non ritorniamo all’autocoscienza con l’Uno. Molte testimonianze di premorte riportano l’acquisizione di un nuovo corpo simil-umano integro nei piani astrali di questa densità. Nuovi corpi per l’essere spirituale per proseguire in ulteriori esperienze.

  4. @NAMASTE’
    gentili & attenti LETTORI,

    la RIFLESSIONE che scrive ERRANTE è molto centrata e quindi condivisibile, infatti le LEGGI terrestri valgono per il PIANETA TERRA=BLU’ e per la sua DIMENSIONE che ricordo è la IIIa
    recentemente la FISICA QUANTISTICA ne ha “scoperte” altre 8;

    ovviamente in altri PIANETI sistemi SOLARI e GALASSIE e sopratutto DIMENSIONI energetiche, valgono altre LEGGI in gran parte a NOI sconosciute in quanto i mezzi scientifici disponibili attualmente SONO ancora limitati e “tarati” su questa ns. realtà;

    ecco PERCHE’ molti fenomeni energetici “naturali” NON vengono riconosciuti & omologati dalla cosidetta SCIENZA “ufficiale” come ad es. la MEMORIA dell’ ACQUA, oppure la sensibilità e il linguaggio del variopinto MONDO vegetale ma anche di quello ANIMALE(= ANIMA..) entrambi VITTIME sacrificali dell’ UMANITA’;

    conoscerli significherebbe diventare di fatto prima VEGETARIANI e poi BRETHARIANI(vedi ricerca) evitando così la seguente filiera di sofferenza=dolore=sensi di colpa=bassa energia, quella di cui si nutre poi il “mondo oscuro” finora dominante da secoli & millenni
    ………ma cosa succederà nel QUI & ORA dal 13/05/2017 !!!???

    BUONA
    VITA
    SDEI/SERGIO

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