La democrazia formale è il paravento dietro il quale operano i magnati dell’industria bellica e della speculazione finanziaria

democraziaIl rapido “addomesticamento” di Donald Trump da parte delle sempiterne élite americane (clicca per leggere) ha posto per l’ennesima volta in rilievo il carattere completamente illusorio e strumentale della cosiddetta “democrazia borghese”, simulacro di libertà e oppio buono per intontire popoli di fatto abbrutiti e oppressi. Gli interessi materiali restano sempre dominanti, incasellando il presidente pro tempore degli Stati Uniti d’America nel ruolo poco nobile di semplice gestore di equilibri che l’inquilino della Casa Bianca non contribuisce neppure  a formare. Assodato quindi che Trump è un burattino, al pari di Obama e di chi verrà dopo di lui, una domanda sorge spontanea: chi comanda per davvero? Lasciando perdere letture fantasiose della realtà che spaziano dai “rettiliani” alle “consorterie superiori invisibili”- così invisibili che nessuno (a parte forse uno) le ha mai viste per davvero- è preferibile concentrare gli sforzi nell’analizzare la capacità di indirizzare gli eventi politici da parte delle “lobby del denaro”, queste sì visibili ma stranamente ignorate da tutti i “rivoluzionari à la carte” che affollano il web offrendo spesso- a pagamento si capisce-miracolose soluzioni (da acquistare anche in comode rate). Uno studio della Princeton University dell’Aprile del 2014- richiamato anche a pagina 26 del libro “Hillary Clinton, la regina del caos” scritto da Diana Johnstone, titolato “Teoria della politica americana alla prova: le élite, i gruppi di interesse e il cittadino medio” ha dimostrato come tutte le scelte politiche prese negli Stati Uniti dal 1981 al 2002 siano state deliberate su preciso mandato di una ristretta categoria di ricchi, capaci di avere sempre la meglio contro una maggioranza composta da cittadini che, seppur maggiori nel numero, non possedevano una specifica “forza economica”. Noi europei poi, da decenni vessati da una burocrazia comunitaria che ci spiega senza ipocrisia che le scelte iperliberiste in campo economico non possono essere influenzate dal ricorso alle urne, conosciamo il fenomeno alla perfezione. Sapere che i ricchi si ritagliano su misura, per mezzo di lacchè mandati in Parlamento, leggi in grado di trasformare il “sopruso” in “diritto” è già un buon punto di partenza. Ma non basta. Per individuare con precisione la forza mistificatrice del sistema dominante bisogna essere ancora più precisi. Nel 1961, durante il suo discorso di addio alla presidenza, Dwight Eisenhower puntò il dito contro il complesso “militare-industriale”, mostro cresciuto a dismisura in conseguenza del paventato emergere del “pericolo russo” architettato sapientemente dai media. Questo mostro, ovvero il comparto dell’industria bellica, non si è affatto afflosciato con la fine del “comunismo sovietico”, anzi. Il ritrovato slancio “universalistico” delle élite americane ha dato nuova linfa al settore. Al mondo  delle armi va poi affiancato quello delle banche d’affari e di investimento, esperte in speculazioni finanziarie che- grazie alla collusione delle principali banche centrali del pianeta- se ne vanno in giro per il globo con l’intento di mandare  gambe all’aria le economie dei diversi Paesi finiti di volta in volta nel mirino degli squali incravattati. Questa “struttura” di potere reale ha poi bisogno di essere legittimata e accompagnata da una marxiana “sovrastruttura” che in qualche modo ne legittimi l’indegno operato. A tal fine entrano in funzione i media e il mondo accademico, da tempo presi  in ostaggio da un manipolo di fanatici neo-con convinti di dover esportare dappertutto “i diritti umani” e la “democrazia di plastica” a colpi di cannone. E se tutto ciò non dovesse ancora bastare, è sempre possibile farsi dare una mano dai “servizi di intelligence”, bravi nel creare all’occorrenza provvidenziali “casus belli”. Una relazione recentemente desecretata sul fatti dell’11 settembre ha stabilito come la moglie dell’ex ambasciatore saudita in America Bandar bin Sultan al-Saud abbia generosamente finanziato due dei dirottatori-terroristi andati a sbattere contro le Torri Gemelle. Bandar, notoriamente intimo amico dei Bush (negli ambienti è conosciuto con il simpatico appellativo di “Bandar-Bush”), è stato in seguito casualmente posto a capo dei servizi segreti dell’Arabia Saudita. Lo scontro di civiltà, tanto a caro a tipini niente male come  Paul Wolfowitz, è servito.

Francesco Maria Toscano


Fonte: ilmoralista.it
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