La Rinascita

Siamo a circa 11000 anni fa, i geologi ci insegnano che intorno a quel periodo ha fine il periodo glaciale di Wurm, le calotte polari si sciolgono, il livello dei mari si innalza, sommergendo kilometri e kilometri quadrati di zone costiere. La storiografia ufficiale colloca la scoperta dell’addomesticamento e dell’agricoltura in un tempo subito successivo al post-glaciale.

La rivoluzione neolitica e la scoperta dell’agricoltura avvenuta circa diecimila anni fa sono il punto di partenza sulle quali si fonda l’intera storia dello sviluppo della civiltà umana, ponendo le basi per le prime società urbane e, dopo il fuoco rappresenta una delle più importanti (forse la più importante) scoperta dell’uomo. Dalle ricerche interdisciplinari si è scoperto che l’agricoltura si è diffusa dal Medio Oriente in direzione non solo dell’Europa, ma anche in direzione dell’Africa settentrionale e della steppa asiatica, nonché in direzione del Pakistan e dell’India.

Il genetista Cavalli Sforza conferma, e aggiunge che l’agricoltura “ha avuto inizio in zone impervie”. Gli studiosi concordano nell’affermare che l’agricoltura nacque nella regione oggi corrispondente a Mesopotamia, Siria e Israele, ma non sanno spiegarsi come mai non sia cominciata nelle pianure, dove la coltivazione è senza dubbio più facile, bensì in aree montuose. Altrettanto inspiegabile sembrano essere da un lato la rapidità con cui le varie specie di ortaggi e frutti cominciarono ad apparire, tutti nello stesso periodo e nella stessa regione, dall’altro il contemporaneo ‘addomesticamento’ degli animali.

Una possibile risposta offerta da studi ‘controcorrente’ è che le piane alluvionali del Tigri e dell’Eufrate fossero state trasformate in enormi acquitrini paludosi, malsani e inadatti all’agricoltura a causa del cataclisma ricordato come Diluvio Universale, ipotizzando un cambio climatico molto più rapido di quanto teorizzato dai geologi, accompagnato da tsumani, attività vulcanica e tettonica estremamente violenta e piogge torrenziali. Ciò potrebbe essere inoltre comprovato dal noto ritrovamento di un mammut, morto congelato con ancora il cibo non digerito nello stomaco.

Ulteriori elementi che confortano la tesi del Diluvio Universale risiedono nel repentino cambio climatico comprovato dai carotaggi effettuati negli ultimi decenni nei ghiacci groenlandesi e artici, i quali dimostrano l’innalzamento del livello del mare ove oggi sorgono rovine sommerse come Yonaguni, Bimini, Dwarka, a dimostrazione dell’esistenza di società urbanizzate precedenti alla fine dell’ultima glaciazione.

La leggenda del diluvio universale – o di una catastrofe simile – non si ritrova solo nella tradizione giudaico-cristiana. Anzi, si può ritenere con una certa sicurezza che la storia di Noè sia la versione rielaborata dal popolo ebraico di antichi miti sumeri.

Nel mito di Gilgamesh, l’eroe sumero semidivino, si racconta, infatti, di Utnapishtim, un vecchio che, per volere del dio Ea (l’altro nome di Enki), era sopravvissuto al diluvio voluto dagli dei per punire l’umanità corrotta. Lo stesso dio Ea aveva dato a Utnapishtim le misure di un’imbarcazione da costruire per salvare se stesso e tutte le creature viventi. Ma il racconto degli uomini malvagi puniti con il diluvio ricorre in innumerevoli tradizioni, non solo nell’area eurasiatica. In alcuni la casi la figura accostabile a Noè ha un nome molto simile: c’è l’hawaiano Nu-u, il cinese Nuwah, l’amazzonico Noa.

Questo colloca l’evento del diluvio non più in una mera dimensione mitologica, ma va letto su un vero e proprio piano storico quale evento documentato da più culture le quali spesso citano un dio creatore dell’umanità e un’età dell’oro prediluviano.

Infine registriamo nelle tradizioni delle popolazioni indigene storie di città di oltre 10.000 anni fa costruite dagli dei durante l’età dell’oro: Tihuanaco, Shangri-la, Shambala. Con una certa superbia gli storici e gli scienziati occidentali hanno bollato come mitologici e quindi come non veri questi racconti, ma io credo che qualsiasi cultura sarebbe fiera di poter raccontare di avere costruito loro stessi con le loro capacità capolavori dell’architettura quali Machu Picchu o le piramidi di Tenochtitlan. Perché affermare che fossero state costruiti dagli dei? Credo proprio che ci sia un fondo di verità in quanto narrato nelle tradizioni dei popoli mesoamericani, e non credergli significa essere talmente superbi da voler imporre la nostra verità sulla loro, non conoscendo affatto la loro storia.

Da tavolette sumere:
“…Sul volto del Sole comparvero strane macchie scure, dal suo volto si sprigionavano fiammate. Anche Kishar ( Giove ) si comportava in modo strano, confusi erano i suoi circuiti. Il Bracciale Martellato ( la fascia degli asteroidi ) era tirato e spinto da invisibili forze di attrazione della rete. Per ragioni misteriose, il Sole disturbava la sua stessa famiglia…”. I Sumeri ci informano dunque molto chiaramente di disturbi nei moti orbitali del pianeta Giove e della fascia degli asteroidi e queste interferenze determinano cambiamenti anche sulla Terra, indicandone con estrema crudezza la causa: “…la coltre di neve e ghiaccio che ricopre la Terra Bianca (l’Antartide?) ha iniziato a scivolare… la prossima volta che Nibiru si avvicinerà al Sole, la Terra sarà esposta alla forza di attrazione di Nibiru. Dalla forza di attrazione di Nibiru la Terra, nei cieli, non avrà alcuna protezione (indebolimento del campo magnetico?)… la prossima volta che Nibiru si avvicinerà alla Terra, la coltre di neve e ghiaccio scivolerà via dalla Terra Bianca. Causerà una calamità di acqua: da un’enorme ondata, da un Diluvio, la Terra verrà sopraffatta… Gli Anunnaki si preoccupavano molto sia della Terra, sia di Lahmu. Presero una decisione: che ci si prepari a evacuare la Terra e Lahmu!…”

“…Lahmu (Marte) è stata devastata dal passaggio di Nibiru! Così riferì Marduk. La sua atmosfera è stata risucchiata, le sue acque sono poi evaporate, si è trasformata in un luogo di tempeste di polvere!…”

La prima civiltà urbana storicamente conosciuta sembra essere proprio quella sumera. Secondo l’archeologo David Rohl è dai Monti Zagros, nell’attuale regione del Kurdistan, che giunse “gran parte della popolazione sumera, dal momento che nella terra di Sumer la ceramica più antica sembra originaria di questa zona”.

Una conferma giunge anche dall’archeologo Edwin Oliver James: “Gli altipiani iranici rappresentano geograficamente il luogo ideale per una origine comune di tutta la gamma dei processi culturali raggiunti in Oriente, nel IV millennio a.C. Se fu questa la culla della prima civiltà di Elam. È altrettanto probabile che essa sia stata il centro da cui movimenti e influenze analoghe si irradiarono in Mesopotamia attraverso i Monti Zagros, in India attraverso il Belucistan e l’Himalaya e attraverso la pianura mongolia nella Cina settentrionale e occidentale, dove sono state trovate tracce di una identica cultura agricola”

Altrettanto le origini del popolo sumero rimangono avvolte nel mistero. Nuovi ritrovamenti nell’area di Gobekli Tepe e Kiziltepe sembrano inoltre anticipare la fioritura della prima società urbana e dislocarla sulle zone dell’altopiano turco proprio in quelle zone limitrofe alla catena montuosa dell’Ararat, dove la Bibbia dice essersi posata l’arca di Noè.

rinascita

Gobekli Tepe

Wyatt aggiunge: “Nella Turchia centro-meridionale si trova un gran numero di piante che esistono soltanto li. Quando i gruppi lasciarono l’area sembra che abbiano preso con se i semi più importanti e le principali piante commestibili, lasciandosi alle spalle una varietà di piante che risalivano all’età antidiluviana” Questo potrebbe significare che alcune delle piante originali che Noè portò dal mondo antidiluviano non si diffusero mai oltre quella zona.

Dovunque sia stato lo start-up di ciò che possiamo definire civiltà è certo che la prima società urbana evoluta sia rappresentata dai Sumeri, popolo alquanto misterioso in quanto primo popolo a dotarsi di strutture sociali ben definite, di un sistema di leggi, di un sistema scolastico. Furono anche i primi a interessarsi di forme arcaiche di scienze quali matematica, geometria, architettura, ed erano grandi esperti di astronomia, seppur connessa alla sfera religiosa.

Questo pone diversi interrogativi ai quali la storiografia ufficiale oggettivamente fatica a fornire una risposta soddisfacente: come è possibile passare da società tribali dedite a pastorizia, agricoltura a società urbane raffinate come quelle riscontrabili nelle città stato sumere di Eridu, Shuruppak, Kish, e quella stessa Ur da dove Abramo parte alla volta della terra promessa? Senza contare il mistero rappresentato dai ritrovamenti in Turchia richiamati ai paragrafi precedenti.

Sitchin afferma: “E’ quindi proprio a Sumer che la moderna civiltà cominciò. Fu là, infatti. che tutti gli elementi fondamentali di una civiltà avanzata sorsero all’improvviso come dal niente e senza un’apparente motivazione. città, strade, scuole, templi; metallurgia, medicina, agricoltura. Irrigazione; l’uso dei mattoni, la prima ruota; navi e navigazione; pesi e misure; leggi e tribunali; la scrittura, la musica…Ogni aspetto di una alta forma di civiltà al quale possiamo pensare, ebbe il suo inizio, a Sumer”. Sembra esserci stato un salto evolutivo non indifferente, una specie di ‘anello mancante’ tra gli stadi di sviluppo delle prime società umane.

La stragrande maggioranza dei racconti sul diluvio lo fanno concludere con l’adagiarsi dell’Arca su una montagna, coerentemente con la localizzazione delle prime civiltà umane sorte sugli altopiani in diverse zone della terra, con la ‘scoperta’ dell’agricoltura e il conseguente sedentarismo che si tradurrà nelle società urbane. La narrazione biblica in particolare si conclude con il dialogo tra Dio e Noè e i suoi figli con lui, dicendo: «Quanto a me, ecco, stabilisco il mio patto con voi, con i vostri discendenti dopo di voi e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame e tutti gli animali della terra con voi; da tutti quelli che sono usciti dall’arca, a tutti gli animali della terra. Io stabilisco il mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra». (Genesi 9:8-11)

Come interpretare tale importante versetto biblico? La TOE sostiene che quando Enlil vide che nemmeno il Diluvio fu in grado di estinguere l’uomo comprese la tenacia che questi possiedono e di conseguenza decise di concedere all’uomo la sovranità sul pianeta e vedere cosa succede.

Il patto menzionato nel versetto biblico corrisponde al patto di tregua tra Enliliti ed Enkiliti dove i primi concedono all’umanità il pianeta Terra per un limitato periodo di tempo la cui scadenza è prevista in ciò che noi conosciamo come “Giudizio Universale”; agli Enkiliti è concesso di iniziare il genere umano alla civiltà nei luoghi che hanno resistito alla furia del diluvio.

L’accordo prevede tra l’altro il divieto assoluto di conferire tecnologie Annunaki/Atlantidee troppo evolute al fine di garantire armonia nello sviluppo della civiltà umana e evitare i potenziali rischi di un utilizzo spropositato. Viene sancito inoltre il divieto assoluto di perseguire unioni miste Annunaki-Umani e la riduzione graduale dell’intervento Annunako Enkilita nello sviluppo umano. Infine il ruolo dell’avamposto Enlilita di controllo viene preso dagli uomini sumeri di Ur la cui disendenza diventerà, a partire da Abramo, gli Ebrei.

Se l’uomo si dimostrerà degno allora verrà concessa definitivamente la sovranità sul pianeta, in caso contrario verranno distrutti e nemmeno Enki questa volta potrà intervenire per salvarli; questo è quanto narrato nell’Apocalisse di Giovanni relativamente agli eventi dell’ultimo giorno e al Giudizio Universale, e viente rammentato dallo stesso Gesù Cristo anche nei vangeli gnostici.

Gli Enkiliti hanno tempo circa 3.600 anni, equivalenti a un’orbita di Nibiru, per portare a compimento la ‘Rinascita’ del genere umano (periodo post-diluviano) che consiste in: ricostituzione di ambienti idonei allo sviluppo umano nei territori delle ex-colonie e trasferimento graduale di competenze semplici agli uomini: agricoltura, allevamento, pastorizia, architettura, semplici strutture sociali, scrittura. Dopo di che anche gli Enkiliti torneranno su Nibiru e in patria, lasciando il pianeta in attesa del ‘Giudizio’ sugli uomini. Gli Enkiliti si concentrarono certamente sullo sviluppo dei Sumeri, la prima civiltà dalle quali tutte le altre civiltà medio-orientali hanno poi avuto orgine, così come più volte affermato e sostenuto da Sitchin nelle sue ricerche.

Gli Enkiliti concentrano i loro sforzi per la rinascita del genere umano in alcune località specifiche, ex colonie di atlantide sopravvissute al diluvio, non solo in medio-oriente, insegnando direttamente questa volta a uomini scelti (futuri sacerdoti e re o eroi) l’addomesticamento, l’agricoltura, l’utilizzo dei metalli, la scrittura, le leggi e le istituzioni socio-politiche fondando insieme a loro le prime città stato che poi sfocieranno nelle prime civiltà storiche a noi conosciute:

  • Sumeri
  • Olmechi/Maya
  • Egizi
  • Civiltà dell’Indo
  • Orientali

Ad essi trasferirono anche una serie di conoscenze segrete relativamente alla storia, alla capacità di osservare e studiare gli eventi celesti e ad alcune tecnologie avanzate da custodire segretamente e che hanno dato origine a una serie di Ooopart che la scienza ufficiale non sa spiegare:

  • la Pila di Baghdad
  • il meccanismo di Antikithera
  • i ‘fiori di loto’ dei geroglifici egizi corrispondenti a lampade utilizzate per illuminare i locali interni delle piramidi

Questi ultimi dimostrano la conoscenza dell’elettricità da parte degli uomini posti ai vertici di comando di queste culture ritenuta dal popolo un potere divino.

La prima fase di questo processo, che chiameremo di seguito “Rinascita”, è quella di identificare i luoghi da dove fare ripartire la civiltà umana. Il Diluvio ha profondamente cambiato la geografia e il clima del pianeta in modo particolare delle ex-zone costiere che sono state completamente sommerse. Il polo nord si è spostato, la glaciazione di Wurm si è conclusa e la corrente del golfo, libera di raggiungere le attuali coste europee senza più l’ostacolo delle terre emerse atlantiche ove sorgeva la vecchia Atlantide, mitiga molto il clima europeo.

Dopo un dibattito interno agli Enkiliti vengono identificate le seguenti regioni idonee alla rinascita del genere umano, prossime alle vecchie colonie atlantidee, dove fare sorgere le prime civiltà umane:

  • Mesopotamia
  • Valle dell’Indo
  • Mediterraneo
  • Estremo Oriente
  • Europa
  • Mesoamerica
  • Nordamerica

Nelle regioni e nei resti delle ex-colonie Atlantidee gli Annunaki Enkiliti insegnano al genere umano sopravvissuto i rudimenti dell’agricoltura e dell’addomesticamento degli animali, dapprima sugli altipiani e poi via via digradando verso le pianure man mano che le acque paludose malariche, eredità degli immensi allagamenti e tsunami del diluvio, lasciavano il posto a fertili e rigogliose terre.

Con l’agricoltura e l’addomesticamento l’uomo necessità di sedentarietà e di una struttura sociale organizzata che consenta la gestione efficiente e uno sviluppo efficace delle nuove conoscenze che gli Enkiliti vogliono condividere con l’umanità:

  • scrittura
  • astronomia
  • lavorazione dei metalli
  • architettura
  • politica
  • scienza generale

Tutto ciò sempre nel rispetto del patto stipulato con gli Enliliti e quindi in modo armonico con un’idea di sviluppo sostenibile. A tal fine costituiscono le prime civiltà storiche conosciute, prima fra tutte i sumeri a cui poi fanno seguito tutte le altre elencate di seguito accanto alle regioni selezionate:

  • Mesopotamia: Sumeri, Ebrei (seguaci Enliliti), Fenici, Hyksos, Assiro-Babilonesi, Egiziani
  • Valle dell’Indo: Indiani
  • Mediterraneo: Minoici
  • Estremo Oriente: Cinesi, Ainu-Giapponesi
  • Europa: Celti, Vichingi, Baschi
  • Mesoamerica: Olmechi, Toltechi, Maya, Aztechi e altri minori
  • Nordamerica: Mic Mac, Hopi e diverse altre tribù

A capo di queste società vengono posti originariamente uomini dotti a cui gli Enkiliti hanno conferito conoscenze superiori in virtù dell’appartenenza al ceppo Rh-: sono ricordati come re, semi-dei o eroi mitologici dotati di particolari capacità magiche o divine come ad esempio la dinastia zero egiziana o i primi sovrani sumero-babilonesi o ancora i fondatori delle società orientali (la dea Fuji visitatrice degli Ainu giapponesi presso il monte Fujiama che porta appunto il suo nome). Costoro sono i primi detentori di quella conoscenza occulta che verrà tramandata oralmente (nativi americani), attraverso rituali mistici (culture orientali) o ancora attraverso i più noti testi sacri (popul vuh dei maya, Mahabarata, Virajandana indiani) o la simbologia e la numerologia (cabala ebraica).

La tesi portata avanti dal Progetto Atlanticus è supportata dalla concomitanza temporale e dalle connessioni in ambito architettonico e culturale delle prime società urbane umane in zone remote tra di loro, che lasciano presupporre un retaggio comune o una identica ispirazione.

Come faccio ad affermare tutto questo? Basta interrogarsi sui due modelli principali del processo che nel libro “Genesi di un enigma” identifico nella popolazione dei sumeri in medio-oriente e dei maya in mesoamerica: vere anomalie nella storia della civilizzazione.

Anomalie perchè prima di loro gli esseri umani erano allevatori/agricoltori, raggruppati in comunità tribali molto semplici.

Poi arrivano i sumeri (abitanti di Šumer, egiziano Sangar, biblico Shinar, nativo ki-en-gir, da ki = terra, en = titolo usualmente tradotto come Signore, gir= colto, civilizzato, quindi “luogo dei signori civilizzati”) sono la prima popolazione sedentaria al mondo che possa essere considerata “civilizzata”.

Furono i primi a introdurre la scrittura, i primi ad applicare un corpo di leggi per regolare la prima società urbana conosciuta, caratterizzata da una struttura sociale complessa. Esistevano tre classi sociali:

  • La classe alta era formata dai sacerdoti, i nobili, i governanti e i funzionari.
  • La classe media che comprendeva mercanti e artigiani. Questi venivano detti anche “uomini liberi”.
  • Infine vi erano agricoltori (molto spesso mezzadri) e pastori che conducevano un basso tenore di vita e non possedevano nessun peso politico.

La nobiltà e la classe sacerdotale possedevano le terre e beneficiavano dei relativi proventi. Essi non dovevano pagare tributi al re, anche se periodicamente gli offrivano doni, che corrispondevano di fatto a delle tasse. Inoltre era praticata la schiavitù.

La condizione delle donne di Sumer è quantomai complessa, ma altrettanto significativa. Pare fossero riconosciute come persone giuridiche, che potessero possedere e gestire proprietà terriere e intraprendere attività commerciali in proprio.

I sumeri furono i primi a indagare sugli astri dimostrando notevoli conoscenze astronomiche. I primi a costruire città, ad avere una politica, ad avere una cultura che comprendesse una filosofia e una mitologia. I primi a studiare matematica, geometria, aritmetica su base sessagesimale (chissà poi perchè sessagesimale?!)

Tutto ciò stona tra il livello della civiltà umana precedente ai sumeri estremamente semplice: allevamento, agricoltura, tribù e contestuale ad essa. Sembra di nuovo mancare un anello mancante che connetta le tribù preistoriche alla splendente civiltà sumera.

Le stesse anomalie vengono registrate in mesoamerica, con i Maya, dove di nuovo vediamo una civiltà estremamente evoluta con nozioni di astronomia, astrologia, medicina. I Maya furono un popolo pulito: il bagno giornaliero che oggi è di regola,pare fosse parte integrante della tradizione ereditata.

I primi in mesoamerica ad avere un livello socio-tecnologico evoluto e una struttura sociale composta dalle più diverse figure specializzate: falegnami, scultori, scribi, barbieri, ceramisti portatori, prostitute, messaggeri, levatrici, predicatori, guaritori, indovini, becchini, e via dicendo…

Oltre ovviamente ai livelli alti della piramide sociale. Oltre alla nobiltà governante, c’erano soldati e sacerdoti, pari per importanza ai nobili signori. L’alto rispetto per i sacerdoti era dovuto alla loro importanza come custodi del sapere. I ministri del culto erano astronomi e matematici, potevano contare gli anni, i mesi e i giorni, conoscevano il tempo della semina e quello della mietitura; inoltre sapevano come controllare e fermare gli dei del male e come riuscire graditi alle divinità benefiche (pioggia, fertilità, ogni bene).

Ai Maya si devono numerosi centri urbani tra i più spettacolari dell’antichità: Tikal, Palenque, Yaxchilán, Copán, Piedras Negras, Uxmal, Chichén Itzá per citare solo i più grandiosi.

La memoria della cultura maya è scolpita chiaramente e ampiamente sui templi, sui palazzi, sulle piramidi, e soprattutto è descritta nei geroglifici delle steli, sulle quali con accuratezza sono segnate le date, sono raffigurati gli eventi ed è ritratta la vita della gente.

Sotto gli influssi della potente cultura irradiata da questi centri, gli antichi Maya realizzarono uno dei complessi di cultura materiale e di cultura teorica più raffinato dell’umanità. Teorici puri, anche, paradossalmente, quando realizzavano cose concrete, furono al contempo straordinari artisti e scienziati acutissimi, raffinatissimi esecutori e teorizzatori senza pari, raggiungendo in tutti i campi quelle che appaiono essere – almeno secondo certi canoni – le vette più alte del loro tempo.

Sul finire del periodo classico, la giungla s’impadronì delle città maya. La loro scomparsa è attestata dalle ultime date delle steli. Copán fu abbandonata intorno all’800; l’ultima stele di Tikal porta la data 869. Non è ben chiaro perché le città furono abbandonate, anche se gli stessi aztechi risposero alle domande dei conquistadores su chi avesse costruito quelle grandi città con un lapidario: “non siamo stati noi, sono stati gli dei”.

Ovviamente non furono creduti.

Tutto questo per dimostrare che in quell’intervallo di tempo che io chiamo “rinascita” tra la fine della glaciazione di Wurm e il sorgere delle prime civiltà urbane ci fu un intervento degli alieni volto a riavviare un percorso di sviluppo per gli esseri umani.

Storicamente il percorso di “rinascita” nasce in medio-oriente presso le civiltà di Gobekli Tepe e Kisiltepe nei pressi dell’Ararat, proprio laddove si arenò (o atterrò?!) l’arca e da cui forse ebbero origine i sumeri. Successivamente giunge in egitto e forse da lì raggiunge poi il continente sudamericano nel 3113 a.C. in concomitanza con l’esilio di Thoth per mano di Ra. Per affermare questo ultimo punto mi avvalgo di quanto descritto nel seguente articolo pubblicato da Giuseppe di Stadio:

Il principale segreto per scoprire i misteri del nostro universo, è conoscere a fondo il nostro pianeta alla scoperta del nostro reale passato e della vera storia del genere umano. Molto spesso però, la verità è dura da affrontare e può causare imbarazzi, rivelando “scomode” realtà difficili da accettare. Su questi concetti basilari, l’astronauta statunitense Gordon Cooper, scrive e pubblica nel 2000, il suo libro intitolato “Leap of Faith il viaggio di un astronauta nell’ignoto”.
Nel suo saggio, Cooper, affronta la controversa tematica della convivenza nel nostro universo, tra la razza umana e le eventuali civiltà aliene dall’interessante punto di vista di un uomo dello spazio, che nella vita è a stretto contatto con gli spazi infiniti del nostro sistema solare. Però, questa volta, vorrei soffermarmi su una sola pagina del libro di Gordon…precisamente la numero 189. Abbiamo una minuziosa descrizione di una delle ultime collaborazioni tra NASA la National Geographic, alla scoperta dei misteri del Messico e delle Civiltà Madri mesoamericane, nella quale lo stesso Cooper giunse, insieme ad una troupe di ricercatori, su di un isoletta del Golfo del Messico.

Il gruppo fu accolto da diversi esponenti di un villaggio locale, i quali li indirizzarono presso un sito archeologico situato nelle vicinanze, di chiara origine Olmeca. Cito testualmente le parole di Cooper: “Il governo messicano stanziò alcuni fondi per gli scavi. Venne confermata l’età delle rovine…il 3000 a.C.”

“Fra i reperti che mi incuriosivano di più vi erano i simboli di navigazione celeste e le formule che, una volta tradotte, si rivelarono essere formule matematiche, in uso ancora oggi per la navigazione. Nonché riproduzioni accurate di costellazioni, alcune delle quali si sarebbero scoperte solo con i moderni telescopi. Questo mi fece riflettere: perché avevano simboli per la navigazione celeste se non viaggiavano nei cieli? Questa conoscenza avanzata si sviluppò contemporaneamente e indipendentemente in tre luoghi diversi del mondo antico? E se non fu così, come si diffuse questa conoscenza dall’Egitto, a Creta fino al Messico? In questo caso la ragione suggerisce che siano stati aiutati… ma da chi?

Cerchiamo di approfondire, per quel che ci è concesso, qualche nozione sulla civiltà Olmeca e sugli imbarazzi che ha causato tra gli storici negli ultimi decenni. Il riconoscimento dell’esistenza della Civiltà Olmeca, da parte degli organi ufficiali e degli addetti ai lavori è stato il frutto di lunghi anni di controversie e scontri culturali. Infatti le tradizioni nazionali messicane, hanno per anni attribuito le loro origini ai progenitori appartenenti al ceppo Maya ed Inca.

Soltanto nel corso degli ultimi anni del 1800, precisamente nel 1864, abbiamo i primi ritrovamenti “anomali” non attribuibili alle due suddette civiltà. Il ritrovamento faceva riferimento nel dettaglio, alla riproduzione di una testa umana. In un primo tempo fu “scandalosamente” affermato che, i tratti somatici chiaramente africani, naso grosso e schiacciato, pelle nera e labbra grosse, erano semplicemente il frutto di una distorsione archeologica e artistica degli stessi popoli Maya. Ma quando poi i ritrovamenti di statue simili, e con innumerevoli e dettagliati elementi riconducibili alle culture del continente nero, si passò gradualmente ai primi studi sulla datazione dei reperti.

Si parlò inizialmente del 250 a.C. ma ciò era evidentemente poco probabile ed attendibile. Infatti, proseguendo gli scavi si riuscì ad arretrare la datazione fino al 1250 a.C. Più diventavano antiche le origini degli Olmechi, più era però intaccato l’orgoglio nazionale dei sostenitori “Maya ed Aztechi”. Per svariati decenni le autorità nazionali definirono tutti gli elementi a disposizione per ridisegnare le loro origini, un semplice frutto del caso. Ma l’esilarante ritrovamento di una statuina “giocattolo” rinvenuta a Jalapa, vicino Veracruz (per intenderci dove approdò Hernan Cortes nel 1519) zittì definitivamente tutti i tentativi di occultamento storico. Un semplice e rudimentale elefantino di pietra su 4 ruote generò l’ovvio quesito: “Data per certa l’esistenza del popolo Olmeco, se questi non avessero avuto origini africane, com’è possibile che riuscissero a riprodurre un animale del tutto assente in America latina, l’autore per ovvie ragioni, almeno una volta nella vita avrebbe dovuto almeno vederlo o sentirne parlare…In tutti e due i casi vi era la certezza di rapporti e contatti tra i popoli africani e gli Olmechi”.

Ma a quel punto, a sconvolgere tutti non era più il ceppo d’appartenenza originario dei popoli americani, ma in che modo le culture del continente nero viaggiarono attraverso gli oceani, per distanze al tempo impensabili per giungere in America e dare origini ai popoli nativi degli Olmechi? O meglio da chi furono aiutati?

Monumenti Olmechi con fattezze negroidi

Con gli elementi a disposizione possiamo oggettivamente teorizzare che la Civiltà Madre che interagì con i popoli africani, sostenendoli nell’arcaica impresa colonizzatrice avesse le seguenti caratteristiche:
1. Un’approfondita conoscenza dell’universo, delle stelle, delle costellazioni e soprattutto delle formule matematiche necessarie per la navigazione e non solo per lo studio del cielo, quindi con una precisa finalità pratica e cioè: volare;
2. Una indiscutibile propensione e capacità di navigazione e colonizzazione territoriale, al punto da permettergli la lunga traversata trans oceanica e la successiva colonizzazione del nuovo continente;
3. Una straordinaria conoscenza del tempo e dell’astrologia in quanto aiutò i popoli mesoamericani nella realizzazione dei primi calendari che precedettero quelli Maya. Inoltre è doveroso aprire una piccola ma affascinante parentesi in merito. Tra i tre calendari Olmechi, il più noto è quello definito di Conto Lungo che prevede il via da un Enigmatico Giorno Uno (il nostro equivalente di avanti e dopo Cristo, evento straordinario per i cristiani segnato dalla nascita di Gesù di Nazareth.) Gli studiosi hanno stabilito che il Giorno Uno era coincidente con il 13 Agosto 3113 a.C. data della nascita della civiltà Olmeca, evento straordinario per tutte le civiltà dell’America Latina. Ma il 3113 a.C. “stranamente” segna per la precisione la data esatta dell’esilio di Thoth e dei suoi seguaci (africani) dall’Egitto per mano di suo fratello Ra (inizio del regno dei faraoni), verso i confini del mondo per la colonizzazione di nuove terre… Straordinaria coincidenza o verità storica?

E ancora, altri elementi in comune tra le civiltà antiche, a riprova di una regia comune al fiorire delle prime civiltà umane, identificata secondo le ricerche del Progetto Atlanticus con la mano degli Enkiliti:

A) Il richiamo al mito di Atlantide

I Celti sono la popolazione antica più importante dell’Europa. Insieme ai Romani e ai Greci i Celti hanno costruito quella che è oggi l’Europa moderna. Per consuetudine, questa cultura racchiude in sé ancori tantissimi misteri che gli studiosi al giorno d’oggi devono ancora capire. Vi è infatti mistero circa la loro provenienza; riguardo ai loro riti; sui vari oggetti cultuali; come mai, a detta di numerosi studiosi, i Celti hanno così tante affinità con i Greci, i Fenici e altri popoli, distanti da loro molti chilometri.

Stonehenge

Particolare dei Celti è anche il loro costante essere riferiti ad Atlantide. Le tradizioni celtiche irlandesi fanno spesso risalire la loro origine ai tre figli di Noè: Sem, Cam e Jafet, che dopo il Diluvio avrebbero lasciato l’avanzato mondo atlantideo per colonizzare poi tutta la Terra.

La stessa vicenda di Ulisse, descritta da Omero nell’Odissea, si dice sia stata ambientata o sia realmente avvenuta (se volessimo prendere in considerazione la teoria che tali storie fossero state ispirate da eventi avvenuti realmente), non nel Mediterraneo, ma nel mar Baltico. Infatti, le isole Shetland e le Faer Or potrebbero essere state benissimo teatro di queste storie.

Aztlán è la leggendaria terra d’origine degli Aztechi e di tutte le popolazioni di etnia nahua, una tra le più importanti culture mesoamericane, descritta nel ‘Codex Boturini’ come “un’isola in mezzo a una distesa d’acqua” da cui i primi aztechi fuggirono a causa di un grande cataclisma denotando grandi analogie con l’Atlantide descritta da Platone.

B) Il richiamo al mito del Diluvio

Si contano circa 600 racconti sul diluvio inseriti nella mitologia di popoli lontani migliaia di kilometri e in alcuni casi molto simili alla narrazione biblica.

Nella mitologia norrena, esistono due diluvi separati. Secondo l’Edda in prosa di Snorri Sturluson, il primo si ebbe all’alba dei tempi, prima che il mondo fosse creato. Ymir, il primo gigante, venne ucciso dal dio Odino e dai suoi fratelli Víli e Vé, e quando Ymir morì, perse così tanto sangue dalle sue ferite che anneggò quasi tutta l’intera razza di giganti, con l’eccezione del gigante di brina Bergelmir e di sua moglie.

Secondo il Lebor Gabála Érenn, un libro che racconta la Mitologia irlandese, i primi abitanti dell’Irlanda, guidati dalla nipote di Noè, Cessair, vennero quasi tutti spazzati via da un’inondazione 40 giorni dopo aver raggiunto l’isola; si salvò soltanto una persona.

Esistono molte fonti di leggendarie alluvioni nell’antica letteratura cinese. Alcune appaiono come un diluvio mondiale, ma molte versioni vengono reportate come inondazioni locali – un certo numero di esse ha come tema l’alluvione causata da dei ostili.

Secondo la leggenda dei Temuan, una delle 18 tribù indigene della penisola della Malesia, il celau (tempesta della punizione) fu causato dai peccati degli uomini che avevano fatto così tanto arrabbiare gli dei e gli antenati da inviare un’alluvione per punizione. Solo due persone della tribù Temuan, Mamak e Inak Bungsuk, sopravvissero al diluvio scalando un albero sulla Gunung Raja (Montagna Reale), che divenne il luogo di nascita e la casa ancestrale della tribù Temuan.

Nelle Hawaii, una coppia umana, Nu’u e Lili-noe, sopravvissero ad una inondazione sulla cima del Mauna Kea. Nu’u fece sacrifici alla luna, alla quale aveva erroneamente attribuito la sua salvezza. Kane, il dio creatore, discese sulla terra su di un arcobaleno, e spiegò a Nu’u il suo errore, e accettò il suo sacrificio.

Nella mitologia Mi’kmaq, il male e la cattiveria tra gli uomini crebbero al punto che essi cominciarono a uccidersi tra di loro. Questo causò un grande dispiacere al dio-creatore-sole, che pianse lacrime che divennero pioggia, sufficienti a creare un diluvio. Le persone tentarono di salvarsi salendo su canoe di corteccia, ma solo un uomo vecchio e una donna sopravvissero e popolarono la terra.

Come in tutte le popolazioni del mondo non poteva mancare anche in Polinesia una leggenda sul diluvio universale.

C) La lingua

La incredibile somiglianza tra la lingua dei sumeri e quella dei baschi ci aiuta a dare ulteriore concretezza alla tesi della “rinascita”

‘Padre’ in sumero si dice AD o ADDA, e in basco si dice AITA; le ruote si chiamano GUR in sumero e GUR-PI in basco. L’ occhio si chiama IGI in sumero, e IGI.SI significa ‘guardare – vedere’.

In basco abbiamo i termini B-EGI ed IKU-SI per gli stessi vocaboli. SUR in sumero significa ‘fluire – scorrere’ e il verbo basco per questi significati é I-SURI; ALA é una esclamazione di gioia sumera, e ‘gioia – felice’ in basco si dice ALAI. BIR in sumero significa ‘essere caldo – avere caldo’, e in basco abbiamo BERO che significa ‘caldo’.

La guerra si chiama GUD in sumero e GUDO in basco, GALA in sumero é la cella, e GELA in basco significa ‘stanza’.

Recenti studi hanno dimostrato forti somiglianze anche tra i glifi utilizzati dai sumeri. La relazione tra sumero e cinese fu indagata già agli inizi del secolo scorso. Nel 1913 C.J. Ball, docente di Letteratura e Lingua Assira dell’ Università di Oxford, pubblicò il suo voluminoso saggio intitolato “Chinese and Sumerian” in cui l’autore infatti si concentra a mostrare anche le somiglianze dei glifi che nelle due lingue rappresentavano un termine, esaminando quando la somiglianza era dovuta solo al pittogramma, o anche al significato o alla forma ‘traslitterata’.

Non solo, l’ autore identifica anche le ‘trasformazioni’ ricorrenti che fungono da chiave di lettura, ad esempio la B sumera che diventa quasi sempre P o F in cinese, la D sumera che spesso diventa C o CH in cinese e la G sumera che cambia a volte in K in cinese.

L’ acqua e il mare in sumero si chiamano A, e in cinese si chiamano HA o HAI; AG in sumero significa ‘circondare’, e in cinese AK e AIK significano ‘delimitare’. AN in sumero significa ‘cielo – alto’ e in cinese HAN significa ‘alto’.

D) L’architettura

Mura ciclopiche di Tihuanaco

Per non parlare poi delle numerosi piramidi e dei siti megalitici ritrovati in diverse parti del mondo, dall’Isola di Pasqua a Stonehenge, dalle piramidi di Giza a quelle mesoamericane o a quella di Visoko, o ancora a quelle cinesi…

La stessa architettura e la stessa capacità misteriosa di trattare e lavorare la pietra: una tecnologia a noi sconosciuta tutt’oggi e certamente impossibile per gli uomini di quel tempo.

Ancora una volta il mito diventa uno strumento potente per veicolare informazioni preziosissime di carattere storico e mistico/spirituale.


Fonte: progettoatlanticus.net
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3 pensieri su “La Rinascita

  1. Prologo

    Una settimana fa mentre sto versando il caffè nelle tazzine di vetro una di esse si mette a girare su se stessa da sola compiendo un arco di 90°.
    Due giorni dopo mi trovo a faccia a faccia con due Rettiliane.

    No, io non sono un loro schiavo ed oggetto di loro sperimentazione e scommesse o giochi o qualsiasi altro che li abbia spinti.

    Si, hanno aiutato gli essere umani ad essere schiavi, hanno messo loro nel cervello una parte rettiliana, li hanno modificati al fine di renderli inconsapevolmente succubi e per questo hanno creato una struttura segreta ed occulta di governo planetario costantemente mantenuta aggiornata tramite accordi e scambi con fornitura di tecnologia e Know-How sul cervello e sul corpo umano. Hanno creato una infinità di programmi per tenere sotto controllo l’umanità: denaro, lavoro, salute, religione, istruzione, politica, ecc. ecc.
    Purtroppo per loro di mezzo ci si è messo il Risveglio delle Coscienze apportato da una reale energia di Rinascita ma anche da tanti Esseri Multidensità ed Extraterrestri incarnatisi in umani.

    Siamo molto prossimi al cambiamento vista l’accelerazione incredibile del Caos Distrazionale e la Struttura Governativa Occulta se la fa addosso, probabilmente non ci credete, non ve lo immaginate nemmeno quanto ciò è vero. Riflettete su cosa stanno facendo in questo momento in tutto il pianeta, il vero motivo è qui in queste poche righe.

    Il loro giocattolo si sta accorgendo di non esserlo.

    Addio Enki, Addio Enlil. Il Tempo è scaduto.

    Liberate la mente dalle preoccupazioni, dai problemi che sono assolutamente falsi, siate comprensivi e compassionevoli.
    Hanno messo gli umani uno contro l’altro, hanno creato una polarizzazione impressionante messa direttamente nel cervello, nella mente, nei pensieri più intimi.

    • Certamente il tempo di Enli e Enki è scaduto, hanno vissuto millenni sulla Terra e sono diventati vecchi e senza dubbio anche la loro dipartita.

      Nonostante la loro longevità non erano degli dèi anche loro credevano in qualcosa di superiore, un creatore di tutte le cose.

      Ora è il tempo di Marduk e, sta per scadere anche il suo.

      I due fratelli si interrogarono e rifletterono sul fato e il destino e prima di ritirarsi così si espressero nella XIV tavoletta d’argilla:

      Le Parole del Dio Enki.
      Scritte sotto dettatura del grande Signore Enki,
      Nessuna parola è stata omessa, nessuna parola aggiunta.

      Dal Maestro Scriba Endubsar, uomo di Eridu, figlio di Ubdar.
      Dal Dio Enki sono stato benedetto con una lunga vita.

      Per chi fosse interessato: “SINOSSI DELLA QUATTORDICESIMA TAVOLETTA”

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